Una partita ricca di contraddizioni

Il grande dibattito fra Deflazionisti e Inflazionisti prosegue incessante.
Noi abbiamo già tante volte parlato di queste cose (il post sulla “giapponesizzazione” e quello sul dilemma amletico sono due esempi) , e in questa fase di relativa calma sui mercati (correttamente pronosticata qualche giorno fa) vale la pena tornare a ragionare di macro-scenari.
La Deflazione oggi è la più grande preoccupazione, perché la liquidità si sta progressivamente contraendo (e quella esistente viene lasciata in deposito presso le banche centrali, e non impiegata nè investita). Il fatto è che l’inflazione non è un processo economico, ma un evento monetario.
L’inflazione è il balzello che i cittadini occidentali dovranno pagare per riadeguare il loro tenore di vita a livelli più sostenibili, visto che oggi è accettato e riconosciuto che si è vissuto al di sopra delle proprie possibilità.

Ma nel passaggio da deflazione ad inflazione ci sono anche delle opportunità per chi sa vederle e coglierle.
La reazione costante degli enti regolatori al problema dell’eccesso di debito (ricordate la metafora del liquido compresso in una bottiglia troppo piccola?) è stata finora la monetizzazione. Stampare la moneta necessaria alla copertura dei buchi, a tamponare le falle. Questo è ciò che c’è alla base del processo (ampiamente in corso) della svalutazione delle monete occidentali a vantaggio di quelle dei Paesi che non stanno monetizzando (di questo ne parliamo da dicembre 2009).
Al termine del processo di riallineamento dei valori fra le monete “vecchie e malate” e quelle “vigorose e sostenibili” i prezzi dei beni reali per gli occidentali saranno inevitabilmente saliti (inflazione importata) e potremmo assistere alla nascita del dibattito per l’istituzione di una moneta “mondiale”. E gli SDR sono candidati più che credibili a riguardo.
E i segnali di una forte inflazione, in certi settori, già si vedono: spesso si sente dire che il tasso ufficiale non riflette l’inflazione realmente percepita, la colpa viene data al ricalcolo del paniere di riferimento. Come ben documentato da shadowstats.com, se non fosse stato modificato regolarmente il paniere di calcolo dal 1990 ad oggi il Consumer Price Index americano avrebbe ben altri valori (annualizzata 9,22%). Ricordiamoci che l’impoverimento del potere d’acquisto dei consumatori è grave anche perché i consumi privati costituiscono il 68% del PIL a stelle e strisce.
L’economia occidentale è oggi un incrocio di forze deflazioniste (prevalenti, ma congiunturali) e inflazioniste (sottotraccia, ma strutturali).
In deflazione -ad esempio- abbiamo i mercati azionari (particolarmente i PIIGS, ma anche un banale eurostoxx50 da inizio anno fa -7,6%), e abbiamo la massa monetaria (la M3 è in continua contrazione).

Ma l’elemento deflazionista, come dicevamo, è contingente e non strutturale: è interessante vedere che per il 2010 sono stimati introiti fiscali negli USA per 7.000 miliardi $, e spese per 11.000 miliardi $.
Questo comporta 4.000 miliardi di dollari che verrano o stampati o emessi di nuovo debito (e non dimentichiamoci che il delisting di Fannie Mae e Freddie Mac potrebbe precludere ad una nazionalizzazione che aggiungerebbe a questo conto altri 1000 miliardi $).

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.