Ci siamo dimenticati la Cina?


ARTICOLO AGGIORNATO (VEDI PARTE FINALE)

Le questioni greche, l’euro, i PIIGS, hanno dominato il dibattito nelle ultime settimane, ma la vicenda di Pomigliano d’Arco e dello stabilimento FIAT, che potrebbe rientrare in funzione nel caso i lavoratori accettassero sostanziali riduzioni dei loro diritti acquisiti, oppure essere di fatto avviato alla chiusura qualora i lavoratori decidessero di non recedere, mi ha fatto tornare la voglia di ragionare di Cina e di mercato del lavoro, di competitività internazionale, di declino del lavoratore occidentale.

Ci sono segnali in effetti che il mercato del lavoro cinese sia giunto ad un giro di boa: scioperi e richieste di aumenti di stipendio a doppia cifra stanno iniziando a comparire; ad esempio la Foxconn (la società divenuta famosa per la catena di suicidi tra i suoi dipendenti) ha deciso un raddoppio degli stipendi. Queste sono vere novità, da cui dobbiamo trarre dei ragionamenti, forse si sta esaurendo progressivamente lo straordinario surplus di lavoratori? La disponibilità di lavoratori in Cina è ancora in crescita: la popolazione in età da lavoro oggi è di 977 milioni di persone, le stime per il 2015 sono di 993 milioni. Ma il numero di giovani (tra i 15 e i 24 anni) che entreranno nel mondo del lavoro calerà del 30% nei prossimi 10 anni. Il risultato di una politica di controllo ferreo delle nascite.
L’invecchiamento della forza lavoro è importante perché la disponibilità a trasferirsi scende al crescere dell’età: il 24% dei ventenni è pronto a lasciarsi tutto alle spalle e cambiar vita per il lavoro, nei quarantenni il dato scende a 11%. Disponibilità illimitate di lavoratori pronti ad inseguire il posto di lavoro in giro per il territorio e a bassi salari? un trend in netto calo… dunque l’economia faticherà a crescere senza una politica di adeguamento a rialzo dei salari. La Municipalità di Pechino ha alzato gli stipendi, per i propri dipendenti, del 20%. Se questi eventi continueranno a ripetersi il mercato del lavoro in Cina cambierà alla svelta.
Ma la demografia non è tutto: questi rialzi salariali arrivano dopo un congelamento dei salari stessi, avvenuto durante la crisi finanziaria, quindi potrebbe anche darsi che non siano il segnale di un “giro di boa”. Tuttavia la sensazione è che le disparità fra le zone industriali e quelle rurali si stiano allargando a causa della strepitosa produttività industriale. L’aumento dei redditi industriali ridurrà il ritorno sui capitali d’impresa, e non per niente stiamo vedendo da qualche tempo imprese cinesi che delocalizzano in Vietnam, il fatto è che i vietnamiti sono 85 milioni: potranno mai lavorare come 1,3 miliardi di cinesi?

AGGIORNAMENTO DEL 16 GIUGNO
Trovo oggi un articolo su Luxury24 che arricchisce il ragionamento (e lo allaccia la tema inflazione di cui spesso parliamo):
Paolo Vazzoler, direttore della divisione Mcs-Marlboro Classics (gruppo Vfg), 156 milioni di fatturato 2009 parla della dinamica dei prezzi dell’abbigliamento: a rendere difficile la scelta del prezzo da apporre sul cartellino ci sono le oscillazioni del cambio euro-dollaro e la bassa propensione all’acquisto dei consumatori. «E c’è anche l’aumento dei noli – sottolinea Vazzoler – visto che il prezzo dell’aereo dalla Cina e dall’India è salito dell’80%, quello della nave del 20-40%. Dunque è finito il tempo in cui si spedivano i capi d’abbigliamento in paesi diversi per realizzare le varie fasi di lavorazione. Oggi c’è molta più attenzione alla logistica e funziona il cosiddetto “chilometro zero”, al punto che stanno riaprendo laboratori di cucitura in Puglia, che riescono a essere molto più flessibili del passato.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.