E ora, Damen und Herren… la Germania

Continuiamo la saga dei Paesi riconosciuti come AAA dalle agezie di rating e parliamo oggi della Germania.
A Berlino il problema non sono certo i conti, il bilancio, o cose simili.
Qui le questioni calde sono tre:

  1. Le banche, che usano una leva molto elevata
  2. La gestione politica
  3. La debolezza dell’euro

La questione banche è molto corposa e merita un post dedicato, mi segno un promemoria e ci torneremo, vi basti per ora che il motivo principale del comportamento mediamente più aggressivo delle banche tedesche sta ella consapevolezza della forza del Paese che c’è alle loro spalle.
La questione politica: quando il tema greco è divenuto particolarmente caldo la Germania ha palesato una imbarazzante fase di empasse politica. C’erano le elezioni regionali (in Renania, se ben ricordo) e il timore di prendere decisioni sgradite agli elettori ha portato a quel balletto di annunci senza sostanza che hanno consentito che la questine greca precipitasse, facendo lievitare il costo della manovra di aiuto (e rischiando che l’incendio prendesse tanto vigore da allargarsi alla penisola iberica).
Il Presidente della Commissione Europea Barroso ha definito l’atteggiamento della Germania “naif”, gli elettori hanno comunque punito la Merkel, indebolendone il governo (che oggi ha perso un pezzo) e le prese di posizione del presidente francese Sarkozy di certo non migliorano la situazione, in Europa molti ritengono che la Germania abbia un comportamento troppo nazionalista, o quantomeno euroscettico.
Certo che se io fossi tedesco, anziché alieno, forse un po’ euroscettico rischierei di diventarlo: dopo anni di rigore, da formichine, bisogna correre in aiuto alle cicale. Giustamente si chiede alle cicale di diventare un po’ più formichine… Da qui non bisogna però tracimare nell’imporre le necessità tedesche a tutta l’eurozona, con la motivazione che la germania è la principale economia del continente. Questo potrebbe far arrabbiare, oltre agli elettori tedeschi, anche gli altri Paesi europei. In Francia, ad esempio -dove si può fare la voce un po’ più grossa che altrove- Sarkò ha dichiarato che il piano “salva-euro” è al 95% di matrice francese: i Paesi europei dovrebbero cercare di convergere, e non di tirare ognuno un rigagnolo verso il proprio orticello, solo così si salva l’Euro.
E, a proposito di euro, veniamo al tema della svalutazione monetaria.
Qualche malizioso lettore pensa che la grancassa che risuona sui problemi dell’euro in fondo alla Germania piaccia: l Grande Esportatrice infatti trae giovamento da una moneta debole.
C’è da dire che questo ragionamento è fortemente contrario al comportamento storico della Germania, che alla forza e stabilità del Deutsche Mark ci ha sempre tenuto molto. Ed in effetti gli svantaggi di un euro debole sono molti:
il pimo, e più ovvio, è l’aumento di costo delle materie prime importate. Ma non trascurerei un altro importante elemento: in un mondo globalizzato le grandi imprese contano sull’intero pianeta quando cercano finanziatori, avere una moneta debole allontana molti capitali dai libri soci e anche dalle liste di sottoscrittori di obbligazioni. Inoltre molte imprese si stavano difendendo da anni dal problema opposto, l’eccessia forza dell’euro, ed avevano siglato contratti commerciali che li mettevano al riparo da questo. Oggi questi contratti sono un peso, un danno (come ad esempio ha dichiarato PPR).
Molti setotri in ci la Gemania è un forte esportatore riguardano prodotti dove il prezzo finale non è un elemento chiave della transazione comerciale.
In ultimo, dimentichiamo che grazie ad un euro molto forte sono state perfezionate da diverse società europee importanti operazioni di acquisizione a costo ridotto di imprese negli altri continenti. Ora certi allargamenti di aree di businness non si potranno più fare, o forse addirittura qualche società europea potrebbe diventare preda, non pù cacciatore.
La discesa dell’euro indebolisce il sentiment verso i Paesi già malconci obbligandoli, per rassicurare il mercato, ad ipostare manovre molto severe vrso i loro contribuenti, e verso i dipendenti pubblici, come abbiamo visto in tutti e cinque i PIIGS e anche in Francia e Germania. Tutte manovre che, limitado la spesa pubblica, fatalmente impatteranno sul PIL, riducendo il giro d’affari generale e anche le prospettive di un recupero dalla grave condizione di disoccupazione che affligge tutta l’Europa.
Non sarei dunque così sicuro che a Berlino stappino bottiglie a giorni alterni per festeggiare la debolezza dell’Euro.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.