Consob, abbiamo un problema

 

Consob

“Mentre si stava ancora combattendo l’ultima battaglia fra i Malacalza e Marco Tronchetti Provera sul campo del controllo di Camfin e Pirelli, c’era già una grande sconfitta su quello della trasparenza in Borsa”

dichiara fuori dai denti un trader. Che ancora non si spiega come un titolo possa essere stato riammesso alle contrattazioni senza che fosse ancora uscita una nota ufficiale dai gruppi coinvolti nell’operazione.

Perché la nuova blindatura di Tronchetti al comando della Pirelli ha scatenato la speculazione a Piazza Affari. Una sorta di Far West che ha fatto guadagnare i meglio informati sull’andamento delle trattative. Di certo non il cosiddetto parco buoi di piccoli azionisti lontani dai salotti della finanza. Ripercorriamo le tappe della vicenda:

Alla fine della scorsa settimana cominciano a girare con maggiore insistenza i rumor di un’Opa imminente sulla cassaforte Camfin come soluzione del lungo braccio di ferro fra i Malacalza che in quel modo possono uscire con una buona plusvalenza e Tronchetti Provera che, insieme a diversi alleati, manterrebbe in mano il gruppo. La trattativa tra i legali dei due contendenti è alle fasi finali, scrivono domenica le agenzie di stampa. Già da fine aprile l’aumento del 20% del titolo Camfin confermava che le grandi manovre erano cominciate. E la stessa Pirelli si era mossa in Borsa al rialzo (+25% da metà aprile). C’è dunque un’accelerazione e l’accordo sembra questione di giorni, se non di ore.

Lunedì 3 giugno, poco dopo l’inizio della seduta borsistica i titoli Camfin e Pirelli vengono congelati per eccesso di volatilità. Alle 10, annuncia Borsa Italiana, scatta la sospensione in attesa di un comunicato. E’ dunque attesa la firma tra Tronchetti e i Malacalza per la separazione in Gpi, la holding che attraverso la Camfin, possiede il 26% della società di pneumatici. Separazione indipensabile a sbloccare l’impasse.

“Tutto è pronto per dare una nuova fisionomia all’azionariato di Camfin, con l’ingresso di Clessidra, Intesa Sanpaolo e Unicredit al fianco di Marco Tronchetti Provera. Manca solo la firma dei legali”

scrive l’Ansa. Da Genova, intanto il silenzio è assoluto. Mentre poco dopo le 13 Tronchetti, incalzato a margine di un convegno, si limita a dichiarare che “non esistono indiscrezioni“. Intanto la sospensione in Borsa dei titoli Camfin e Pirelli si prolunga per il resto della seduta e anche per il cosiddetto trading “after hours”.

Martedì 4 giugno scoppia il pasticcio: il tanto atteso comunicato sulla pax fra i due contendenti non è ancora arrivato. Eppure Camfin e Pirelli vengono ammesse alle contrattazioni con il risultato che la prima apre con un balzo di oltre il 4% a 0,88 euro e Pirelli guadagna l’1,8 per cento. Dopo le 10 Marco Tronchetti Provera S.p.A., Lauro Cinquantaquattro (interamente controllata da Clessidra SGR per conto del Fondo Clessidra Capital Partners II), Intesa Sanpaolo e UniCredit comunicano che ”sono in corso di completamento le attività per la definizione degli accordi” sull’operazione in Camfin. Niente di più. In sostanza si lavora ancora su due tavoli contemporaneamente: da una parte gli advisor legali e finanziari cercano di chiudere l’accordo per lo scioglimento di Gpi e dall’altra Clessidra, il fondo guidato da Claudio Sposito lavora all’operazione di riassetto e alla costituzione della newco che accoglierà la nuova compagine azionaria di Camfin.

Quest’ultima, dopo una partenza in rialzo, a metà seduta azzera i guadagni (-0,41%) mentre Pirelli che aveva già invertito la rotta a metà mattinata, perde il 2,12% ed è la peggiore del listino principale. Intorno alle 15 finalmente arriva la notizia del divorzio, dell’uscita di scena dei Malacalza e dell’ingresso di Clessidra, Intesa Sanpaolo e Unicredit che lanceranno un’Opa su Camfin per delistare la società. Camfin chiude in rialzo dell’1,42% a 0,85 euro senza peraltro riuscire a vivacizzare Pirelli, in calo dello 0,34% a 8,91 euro. Ma ancora manca una nota ufficiale che arriverà solo alle 11 di mercoledì 5 giugno. Ovvero a più di un’ora dall’inizio della seduta, quando i titoli sono già sulle montagne russe: Camfin sta precipitando dell’8% e Pirelli scende dello 0,22 per cento. Quasi contemporaneamente all’uscita del comunicato ufficiale il titolo della cassaforte viene sospeso per circa mezz’ora. Chiuderà in calo del 7,3% a 0,79 euro ovvero poco sotto il prezzo dell’Opa obbligatoria (0,8 euro). Solo a questo punto, ovvero dopo la fine della seduta di mercoledì, si accendono i riflettori della Consob:

“l’operazione di riassetto di Camfin – scrive l’Ansa alle 19.30 – è complessa ed è stata accompagnata da rumors e in Borsa da una forte speculazione. Consob vuole vederci chiaro e, come peraltro fa in occasione di tutte le operazioni straordinarie, ha in corso accertamenti in tutte le direzioni per verificare eventuali irregolarità”.

Nel frattempo in quattro sedute i volumi su Camfin sono decollati: venerdì 31 maggio il titoli erano stati scambiati 913mila pezzi, lunedì 3 giugno – prima della sospensione – siamo a 901mila. Martedì mattina, con la società riammessa alle contrattazioni senza ancora l’ombra di un comunicato, c’è la fiammata a 10,486 milioni. Arriva finalmente l’annuncio dell’Opa con tutti i dettagli dell’operazione e mercoledì 5 giugno i pezzi scambiati sono 32, 598 milioni.

Nelle sale operative ci si domanda perché Consob e Borsa abbiano deciso di sospendere il titolo lunedì per poi riammetterlo martedì mattina senza che ancora fosse stato raggiunto un accordo? Così fa discutere la sospensione, mercoledì, del titolo Camfin sceso improvvisamente a ridosso degli 0,8 euro quasi un attimo prima che uscisse il comunicato ufficiale sul prezzo d’Opa. Ovvero 0,8 euro. Altre perplessità raccolte fra operatori e analisti riguardano la mossa dei Malacalza: c’è infatti chi sostiene che la famiglia genovese abbia venduto Camfin sotto il prezzo di mercato per far sì che l’Opa avvenisse ad un prezzo a sua volta sotto il mercato e nel contempo Allianz e Unipol-Fonsai abbiano ceduto ai Malacalza azioni Pirelli a sconto. Il prospetto dell’offerta, quando verrà depositato, chiarirà forse questi dubbi. Intanto i broker di Mediobanca suggeriscono agli azionisti di Camfin di aderire all’Opa ”nonostante il prezzo offerto (0,8 euro ad azione) implichi uno sconto di circa il 12% sul Net Asset Value” cioè sul valore dell’attivo della società (sostanzialmente la quota in Pirelli) al netto dei debiti. ”Consigliamo di aderire in quanto non riteniamo probabile una controfferta” scrivono gli analisti di Piazzetta Cuccia. ”Il venir meno di qualsiasi appeal speculativo sull’azione probabilmente porterebbe Camfin a scambiare con uno sconto ancora più alto sul Nav’” afferma Mediobanca, ricordando che lo sconto medio per le holding italiane si aggira attorno al 40 per cento. ”Neutro”, invece, l’effetto del riassetto su Pirelli dove si ritiene ”improbabile” il rafforzamento di posizioni e “ridotti’” i rischi di da liquidazioni di partecipazioni. ”Il controllo – si legge – è saldamente nelle mani di Tronchetti e dunque non c’è alcun appeal speculativo. Tradotto: il prezzo è scontato del 12%, ma essendo il controllo bloccato in mano a Tronchetti, una controfferta non può esserci. Malacalza compra le quote in Pirelli di Allianz e Fonsai, arrivando al 7 per cento. Solo tra quattro anni, quando scade il patto tra Tronchetti, Clessidra e banche, il controllo potrà nel caso passare di mano.
Di Mediobanca, ricordiamolo, Marco Tronchetti Provera è azionista e vicepresidente.

(Articolo apparso sull’Huffington Post il 7 giugno 2013)
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About Camilla Conti

Giornalista professionista, nata a Firenze nel 1973 e adottata da Milano nel 2001. Scrive per il settimanale L'Espresso, il FattoQuotidiano, l'edizione italiana dell'Huffington Post, Tempi e il mensile Capo Horn. Ostaggio di Oscar Giannino con cui ha cominciato a lavorare a Finanza&Mercati e Libero Mercato. Quando spegne il pc è la mamma di una nana anarchica.