Borse al galoppo, economia chiusa nella stalla

 

corsa scatenata

Mentre i mercati finanziari imperterriti continuano a crescere sotto la spinta degli stimoli monetari, sul fronte dell’economia reale il percorso continua ad essere discendente, in una divaricazione tra finanza ed economia che “chiama” una riconciliazione. La speranza dei banchieri centrali è che il miglioramento del quadro finanziario (e l’introduzione di riforme) porti prima o dopo alla riattivazione del ciclo del credito, al ripristino del ciclo dei pagamenti e ad una ripartenza dell’economia reale. Il timore è che, al contrario, lo stallo persistente dell’economia reale generi numeri che “strattonino” verso il basso i mercati finanziari in una sorta di scrollone che saprebbe di “ritorno alla realtà”.

Una breve rassegna dei dati usciti oggi in Europa aiuta a rendersi conto della situazione: in Russia il colosso dell’energia (principale business del Paese) registra un -32% negli utili, in Francia la fiducia dei consumatori crolla ai minimi da 5 anni, mentre il governatore della Banca di Francia Christian Noyer invita il Governo ad alzare l’età pensionabile per andare verso il riequilibrio dei conti pubblici. In Italia la Corte dei Conti prova, pallottoliere alla mano, a raccontarci dove potremmo essere:

Le politiche di austerity sono rilevante concausa dell’avvitamento verso la recessione; nel 2009-2013 la mancata crescita del PIL è stata di oltre 230 mld€. All’Italia serve crescere, servono stimoli, non deroghe per spendere di più. Ma il livello crescente dello stock di debito pubblico non consente di interpretare in modo men che rigoroso il sentiero del risanamento

E mentre il premier Letta ed il ministro Saccomanni si decidono a dire (ciò che qui si diceva già quasi un mese fa) che la rimozione della procedura di infrazione non libera risorse, ma offre al più qualche elasticità a partire dal 2014, chissà che per coprire l’abolizione dell’IMU non ci ritroviamo con una revisione dei ticket sanitari… In fondo siamo il Paese che deve trovare 3 mld€ per coprire il congelamento dell’aumento IVA che provocherebbe minor gettito per 300 mln€, o no?

Si diceva che per la ripartenza, per riattivare i flussi di pagamento occorre che torni a circolare il denaro. E quindi il credito. Prometeia si è esercitata sullo stato e le prospettive del credito in Italia, e le prospettive non sono incoraggianti:

“Il peggioramento della qualità del credito continuerà nel triennio 2013-2015 e si tradurrà per le banche in un flusso di nuove rettifiche pari complessivamente a 48 miliardi, di cui 19 nel 2013.”

Il che significa che il costo del denaro (i tassi dei crediti) dovrà aumentare, perché il costo del rischio di prestarlo aumenterà.

“Il credito concesso a famiglie e imprese dalle banche italiane scenderà ancora nel 2013 quando, al netto delle sofferenze, la flessione sarà dell’1,9%. Il credito tornerà a crescere solo nei due anni successivi, fino a far segnare +2% nel 2015. Le aziende dovranno quindi far ricorso anche a canali diversi da quello bancario come i mini bond e le cambiali finanziarie. Nel frattempo il triennio 2013-2015 potrebbe riaprire operazioni di riassetto e aggregazione all’interno del sistema bancario italiano, perché alcune banche potrebbero avere bisogno di interventi di salvataggio.

La redditività delle banche italiane, d’altra parte, rimane bassa e questo ostacola la capacità di attrarre capitali. Scenario che per alcune banche potrebbe tradursi in difficoltà tali da richiedere in intervento. Eventuali interventi di dimensioni importanti potrebbero non essere gestiti esclusivamente all’interno del sistema (cioé avverrebbero tramite acquisizioni da istituti esteri ndBA).”

Quindi il sistema bancario ha bisogno di tornare (1) efficace per ritornare a concedere credito e (2) profittevole per tutelarsi dal rischio di essere rilevato dagli operatori esteri. E’ questa la sintesi a cui arriva l’AD di Unicredit, Federico Ghizzoni:

“Se non c’è un sistema bancario forte e profittevole l’economia non cresce: ovviamente il profitto va fatto con trasparenza e principi etici. Le banche sono imprese e devono fare reddito. Purtroppo il profitto in banca è spesso demonizzato, ma se non viene fatto profitto l’economia non cresce. Il profitto serve per fare capitale e credito. Le banche applicano un costo del denaro che spesso non dipende da variabili sotto la loro responsabilità. I bilanci 2012 sono bilanci magri (va ricordato che esistono delle virtuose eccezioni ndBA) perché gli spread bancari si sono ridotto ai livelli più bassi da 20-30 anni”

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.