Cina: l’ingresso nell’esclusivo Arctic Council sancisce lo status internazionale

Arctic Council

Come in tutti club esclusivi, l’ammissione richiede tempo. Alla fine tuttavia l’insistenza è stata premiata e la Cina ha ottenuto lo status di osservatore all’Arctic Council. Nella recente riunione in Svezia, il club più settentrionale al mondo ha riconosciuto gli impegni e gli interessi di Pechino. I rappresentati di Stati Uniti, Canada, Russia, Danimarca, Svezia, Norvegia, Islanda e Finlandia hanno votato all’unanimità per la concessione del diritto che esclude in ogni caso qualsiasi rivendicazione territoriale. Consente tuttavia di partecipare senza diritto di voto ai lavori semestrali e di essere invece attivi a pieno titolo nei gruppi di lavoro. Il Consiglio Artico, nato come un’associazione intergovernativa con scopi ambientali e scientifici, ha recentemente preso una maggiore impronta politica. La presenza del segretario di stato Usa John Kerry ha garantito l’importanza dell’evento. Nella stessa riunione lo status è stato garantito ad altre 4 nazioni asiatiche (Giappone, India, Corea del Sud, Singapore) e all’Italia (le potenze europee avevano già acquisito il diritto) mentre è stata sospesa la richiesta dellaUE per dispute commerciali con il Canada legate alle pellicce di foca. La determinazione di Pechino appare a prima vista eccentrica, dato che il suo punto più a nord dista migliaia di chilometri dal Polo. Ancora più bizzarre appaiono le richieste di New Delhi e Singapore (posizionato sull’Equatore). In realtà gli interessi valicano di gran lunga la sovranità. Come hanno affermato i ministri partecipanti al Consiglio: “Quello che accade nell’Artico non rimane nell’Artico”. Ne è consapevole la Cina. Ogni cambiamento climatico ha ripercussioni dirette sulla temperatura e sull’acqua, sia nella siccità che nel pericolo di inondazioni. La necessità di alimentare la sua popolazione per Pechino non può essere lasciata fuori controllo. Inoltre l’innalzamento della temperatura polare ha causato lo scioglimento dei ghiacci e l’apertura di canali navigabili a nord del Circolo Polare Artico. Il leggendario “Passaggio a Nord Ovest”, finora relegato ad avventure letterarie, è finalmente una realtà. Il percorso tra l’Asia del Nord e la Scandinavia può essere ridotto di ⅓, con evidenti risparmi di tempi e di costi per una potenza commerciale come la Cina. Infine, la dotazione di risorse sotto la banchina di ghiaccio è ritenuta immensa. È stato calcolato che fino al 13% delle riserve ancora non localizzate di petrolio e il 30% di gas giacciono sotto i ghiacci intorno al Polo Nord. Ad essi si aggiungono i giacimenti di tungsteno e uranio la cui estrazione è stata finora impossibile per le avversità meterologiche. La Cina energivora e dei record non aveva scelta che tentare di essere coinvolta, seppure come attore non protagonista. È da tempo attiva nella ricerca scientifica, in missioni di controllo climatico, in investimenti (miniere in Groenlandia) e accordi commerciali: lo scorso mese l’Islanda è stata la prima nazione europea a firmare un accordo di libero scambio con la Cina. Ora il Consiglio Artico ha riconosciuto la validità di questi interventi, una nuova dimostrazione che gli interessi di una potenza politico-economica non possono essere confinati ai suoi confini territoriali.

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About Alberto Forchielli

Presidente dell'Osservatorio Asia, amministratore delegato di Mandarin Capital Management S.A., membro dell'Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente il Sole24Ore - Radiocor