Rinnovabili o rimandabili?

 

energia alternativa
Il premier Enrico Letta ha espresso oggi in Senato una serie di intendimenti sui temi Lavoro, Europa, crisi, bilancio nazionale… tra le varie dichiarazioni -passando con un senso di dejà-vu per un “L’evasione è una piaga cronica che combatteremo senza tregua e cedimento alcuno“- una in particolare mi ha colpito:

Priorità allo sviluppo delle fonti rinnovabili. E’ un punto che intendo portare avanti nel Consiglio europeo di domani dedicato, fra l’altro, al tema dell’energia. E’ necessario puntare al contenimento dei prezzi dell’energia anche per contribuire alla competitività dell’Italia e dell’Europa.

Eh già: il prezzo dell’energia. Bene ha fatto il premier Letta a ricordarcelo, perché si tratta di un punto nodale del tema competitività. Ma siamo sicuri che la risposta siano le energie rinnovabili?

Il mondo dell’industria di settore dice qualcosa di molto diverso: una dopo l’altra le società interessate nel business dell’energia rinnovabile -in particolare del fotovoltaico- o vanno in grave difficoltà (si prenda Solarworld le cui azioni valgono oggi meno di due centesimi di quanto valevano negli anni 2006-2007), oppure sono fallite (ad esempio Q-Cell) , oppure (se sono società diversificate) decidono via via l’uscita da questa area di business, si vedano i casi di Bosch, Siemens, Sharp per fare degli esempi.

La ragione non potrebbe essere più banale: produrre, installare, gestire e smaltire gli impianti non produce utili, perché è una attività improduttiva (altrimenti detta inefficiente). A meno che ci siano robusti contributi di denaro pubblico. Che però, al di là di essere poco per ragioni di congiuntura, nel caso viene stanziato per scopi ambientali, non per “abbassare il costo dell’energia allo scopo di recuperare competitività“.

Inoltre non va dimenticato quanto sta accadendo negli ultimi anni: l’abbassamento dei costi di estrazione e stoccaggio di energie fossili, in particolare il gas. Sabbie bituminose, shale gas, perforazioni orizzontali e fracking consentono di recuperare energia fossile con facilità e di farne scorta con maggiore agio di un tempo. Questo rende le fonti di energia di origine fossile ancora più efficienti, o -per converso- rende le energie alternative ancora meno efficienti. Si chiamano “alternative” proprio per questo, ma perché valutare una alternativa quando non vale spesa e la soluzione tradizionale diventa più accessibile?

Carlo Muzzarelli, su twitter, ha provato a dare una risposta, ribattendo al commento di Carlo Alberto Carnevale Maffé che rafforzava i concetti che avevo appena espresso:

è una via interessante di approcciare la questione, che merita un approfondimento (in un prossimo post). Ma certamente non è attinente alla competitività invocata dal premier Letta.

O forse sì? Corruzione e criminalità sono senza dubbio tra le maggiori zavorre alla competitività italiana. E’ certamente una interpretazione eccessivamente accomodante delle frasi del premier, ma ci porta in un terreno interessante.

Aggiungo a corredo un’interessante infografica gentilmente fornita dalla Commissione UE sul costo dell’energia in realtivo (per abitante) e in assoluto (per MegaWatt/ora) in Europa:

costo energia UE

Related Posts with Thumbnails
Word To PDF    Invia l'articolo in formato PDF   

About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.