L’eterogenea famiglia delle banche europee

famiglia mostri

C’è un signore che si è guadagnato alla svelta i titoli dei giornali a colpi di dichiarazioni ad effetto. Si tratta del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, un vero maestro nella comunicazione a inciampo. Un esempio recente:

” Il ministro del Tesoro Saccomanni mi ha illustrato le scelte del governo italiano e siamo rassicurati che il governo intenda proseguire l’agenda di ambiziose riforme per aumentare la crescita potenziale e fronteggiare gli squilibri. Abbiamo chiesto all’Italia di proseguire nel consolidamento di bilancio portando avanti quanto avviato dal governo precedente. Spetterà alla Commissione UE il 29 maggio stabilire se l’Italia possa essere esclusa dalla procedura di infrazione per indebitamento eccessivo.”

La parola chiave qui è quel “potenziale” abbinato a “crescita”, che sottende alla visione per la quale dopo aver conseguito il consolidamento di bilancio, ci saranno i presupposti per una crescita reale e non artificiosa. Viene quindi creato del potenziale con il consolidamento e l’austerity, ma il punto è che dopo sette trimestri consecutivi di PIL in calo (prima volta nella Storia) all’Italia non serve energia potenziale, ma energia cinetica.

Serve che la liquidità riprenda a irrorare il ciclo dei pagamenti tra le imprese, intasato e singhiozzante, e per questo serve un sistema finanziario meno in affanno fra sottocapitalizzazione, sfiducia dei depositanti e coefficienti di rischio-credito; occorre insomma accelerare sul fronte “unione bancaria” con garanzie sui depositi a livello europeo, e con una sorveglianza stretta da parte della BCE, che possa così avere meno timori nell’erogare stimoli perché pienamente a conoscenza dello stato di salute dei bilanci bancari.

Il processo “lento”, richiesto dai Paesi del nord Europa nella convinzione che la crisi sia educativa e quindi che più tempo trascorso “a bagno” serva ad imprimere meglio nelle teste la lezione, funziona finché la corda si tende ma diventa dannoso se la corda inizia a sfilacciarsi o -peggio- dovesse spezzarsi.

Di fronte alla richiesta di unione bancaria la risposta di Berlino è stata un

“prima occorre procedere verso un’autorità di risoluzione a rete poi verso una autorità europea, ma solo dopo aver modificato il Trattato Ue. Vogliamo un regime unico europeo di risoluzione (uno strumento per la gestione ordinata dei fallimenti bancari ndBA) insieme con una agenzia di risoluzioni unica e un unico fondo di risoluzione finanziato da un prelievo sulle banche. Il fondo dovrebbe essere in funzione parallelamente alla supervisione unica, sperabilmente entro l’estate dell’anno prossimo”

Come se non bastassero queste condizioni, il ministro delle finanze tedesche Wolfgang Schaeuble ha introdotto un elenco di “complicazioni alle condizioni”, ad esempio ha ribadito di non ritenere sufficienti le basi legali per un autorità e un fondo unici di risoluzione a meno di non modificare il Trattato europeo. Un po’ come quando per frenare un decreto si chiede una modifica alla Costituzione, l’obiettivo è creare lungaggini, rallentare l’iter di un procedimento.

Eppure, in caso di fallimento di una banca, non dovrebbe essere poi tanto difficile fare l’elenco di chi deve subirne i danni: in cima alla lista ci sono gli azionisti, poi tutti i detentori di titoli junior, poi i detentori di bond senior non garantiti, in ultimo i depositi non garantiti, lasciando indenni i depositi sotto la soglia “sacra” di centomila euro.

Related Posts with Thumbnails
PDF Download    Invia l'articolo in formato PDF   

About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.