State tranquilli, l’economia va male

 

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L’euforia che sta attraversando i mercati finanziari e che fa salire il prezzo di qualunque attività finanziaria da settimane a questa parte sembra sempre più frutto di sole spinte monetarie. Dalla politica arrivano segnali talvolta incoraggianti, altre deprimenti, alternando fasi di stallo (Italia) a scandali legati a corruttela di vario genere (Spagna, Francia) e attese per imminenti elezioni (Germania). Sul lato dei dati macroeconomici, ai timidi segnali di miglioramento dal mercato del lavoro americano si accompagnano revisioni al ribasso per la crescita europea e cinese. Tutto questo “elastico” di buone e cattive notizie sembra non tangere un mercato talmente liquido da essere impermeabile.

E infatti, a riprova di quanto sopra, le fasi di maggior preoccupazione sui listini arrivano quando si parla, per vari motivi, di exit-strategy: come e quando le banche centrali inizieranno a ridurre le politiche di stimolo? E’ questo l’unico spauracchio capace di agitare gli operatori, che sono pronti ad anticipare un risanamento, ma -che diamine!- “devi star male, se vuoi guarire“.

E così il Governatore della BCE Mario Draghi, sapendo che gli spazi sulle politiche di bilancio sono ridottissimi, si ritrova consapevole di avere sulle proprie spalle il potere di ridare slancio all’economia reale e per prima cosa si affretta a chiarire la sua disponibilità a farlo, motivando la cosa con un quadro clinico per l’economia europea difficile e soggetto a peggioramenti, che pertanto rendono doveroso un suo presidio:

“Sulla base del netto rallentamento dell’inflazione e per la continua debolezza dell’economia dell’Eurozona che è continuata in primavera, la BCE ha deciso di ridurre il tasso di rifinanziamento dell’Eurozona a 0,50%. La nostra aspettativa rimane di una stabilizzazione e di una successiva, graduale, ripresa nella seconda parte dell’anno. Su questa stima sono tuttavia ancora prevalenti i rischi di un peggioramento. Il taglio dei tassi di interesse dovrebbe contribuire a sostenere le prospettive di ripresa nella seconda parte dell’anno. Su questo sfondo, il nostro orientamento di politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo che sarà necessario e la BCE resta pronta ad agire: proseguiremo con aste di rifinanziamento settimanali con volume illimitato e tasso fisso per tutto il tempo necessario e, almeno, fino all’8 luglio 2014″

Il lavoro che deve svolgere la BCE è quello di spingere le economie dei paesi europei a convergere maggiormente, limando le divergenze (il mantra ripetuto sempre più spesso da Draghi per agire con decisione è: “Per assicurare la giusta trasmissione delle decisioni di politica monetaria”). L’esplosione degli spread, iniziata nel 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers, ha certamente contribuito -invece- ad acuire le differenze fra i Paesi dell’area euro, generando diverse condizioni di finanziamento per le imprese europee a seconda della loro bandiera nazionale. Pertanto ogni intervento volto al contenimento delle differenze e al restringimento degli spread è da leggersi in ottica di politica di salvaguardia dell’area euro nel suo insieme.

“Gli squilibri nel sistema Target2 sono in continuo calo e quale migliore segnale di questo di un ritorno di fiducia? Graduale certo, perché data la gravità della situazione precedente, il cambiamento non può avvenire in una volta sola, ma gradualmente. Questi, compreso il calo dei rendimenti sui bond dei Paesi sotto stress, sono tutti parametri di un forte miglioramento delle condizioni finanziarie”

Ma il coniglio dal cappello non è certo un banale (e poco più che simbolico) taglio dei tassi da 0,75% a 0,5%: quello che ha dato argomento di dibattito per le ore seguenti è stato il riferimento al fatto che la BCE è “tecnicamente pronta” all’introduzione di tassi negativi sui depositi (allo scopo di spingere le banche a usare tutta la liquidità in eccesso, 121 mld circa) per finanziare imprese e famiglie, e rafforzando il concetto dichiarando l’apertura dei lavori per un cambiamento normativo a favore degli ABS (Asset Backed Securities, obbligazioni garantite da prestiti), titoli che la BCE accetta già come collaterale, ma che ad oggi devono sottostare a forti sconti.

“Abbiamo avviato una task force con la BEI, la Banca Europea per gli Investimenti, per risolvere il problema della mancanza di credito per le imprese, in particolare per le PMI. Lavoreremo sugli Abs, e cioé obbligazioni garantite da attività diverse dai mutui, ma siamo ancora lontani dal trovare la soluzione. Si è deciso di lavorare con la Bei perché pensiamo che sia la migliore istituzione per lavorare su questo. Dovete considerare che il mercato Abs è morto e lo è stato per molto tempo per diversi motivi, tra cui i bassi tassi di interesse (che li rendono poco attraenti come strumento) e il quadro normativo. Quindi, ci sono molti ostacoli che dovremo superare prima che si riesca a dare una risposta precisa su quello che vogliamo fare.

Il Consiglio direttivo, fra le decisioni prese oggi, ha avviato consultazioni con altre istituzioni europee, in particolare la Bei, in vista di iniziative volte a promuovere il funzionamento del mercato dei titoli Abs con collaterale costituito da prestiti alle imprese. Il pesante credit crunch in corso dal 2011 lo sentiamo ancora ora. Si è trattato di un lento e graduale processo di contrazione del credito e le due LTRO varate della Bce tra fine 2011 e inizio 2012 hanno evitato un peggioramento e, forse, un collasso della situazione. Anche la domanda di credito è debole, perché l’economia è debole e lo è nei suoi elementi domestici, consumi e investimenti fissi. C’è un problema di incertezza macroeconomica che va di pari passo con l’avversione al rischio e, in modo limitato ad alcuni Paesi, c’è anche un problema di deleveraging. Sul fronte dell’offerta di credito a pesare è sopratutto l’avversione al rischio delle banche. Alcuni istituti di credito, che a inizio crisi non avevano asset tossici, si sono indeboliti solo in seguito a causa dell’aumento dei prestiti deteriorati. Purtroppo, questa è una delle conseguenze della recessione che ha effetti a spirale”.

Quello del credit crunch, cioé la riduzione dei prestiti erogati dalle banche, è un problema che ha generato un nuovo tipo di squilibrio e di distorsione, non fra nazioni ma fra imprese: quelle grandi e molto grandi hanno potuto disintermediare le banche emettendo obbligazioni e raccogliendo capitali sul mercato (tra l’altro a tassi spesso molto bassi), quelle medie o piccole si sono trovate strangolate fra l’aridità dei flussi bancari ed un ciclo dei pagamenti lento e pieno di insolvenze. Dare la facoltà alle banche di finanziare le imprese e “impacchettare” questi finanziamenti in Abs da usare come collaterale per avere liquidità in asta significa dare, attraverso la finanza, uno stimolo diretto all’economia reale, specie in Paesi -come l’Italia- dove le piccole e le micro imprese rappresentano oltre il 90% dell’economia nazionale.

L’intervento è ancor più necessario per evitare che, presi dalla foga di controbilanciare la stagione dei sacrifici, i Paesi dell’area euro gettino alle ortiche gli sforzi fatti finora con una virata troppo brusca della politica fiscale:

“I Governi dell’eurozona devono, se necessario, avviare le leggi necessarie, o altri tipi di azioni, per attuare velocemente le riforme strutturali, così da rafforzare in modo reciproco la sostenibilià’ fiscale e il potenziale in crescita economica. Per riportare i ratio del debito su una traiettoria discendente, i Paesi dell’Eurozona non dovrebbero ritornare sui propri passi e disfare gli sforzi già fatti per ridurre i deficit di bilancio.D’altra parte, avviare il processo di risanamento dei conti pubblici mette sotto pressione la crescita nel breve e nel medio periodo. Sfortunatamente (“sfortunatamente” un cavolo ndBA) la maggior parte delle misure di consolidamento di bilancio sono state avviate in un momento di crisi e, in una situazione di emergenza, sono state aumentate le tasse anche dove erano già molto elevate”

Quindi la BCE, consapevole del momentum e delle tentazioni dei governi di tornare ad una allegria di spesa pubblica che poco si coniuga con la stabilità di lungo termine, si dichiara pronta a sostituirsi ai governi nell’opera di sostegno di breve dell’economia reale, affinché questi tengano dritta la barra dei conti e possano procedere nel risanamento strutturale.

La perplessità in tutta questa strategia sta nel fatto che le banche centrali intervengono sempre a posteriori, per sanare un problema, uno squilibrio, una divergenza. Non hanno, per loro struttura, la funzione di prevenire gli eventi ma di gestirli. Questo significa che con grande probabilità la BCE, la Fed, la BoJ… che tutte insieme -ciascuna a suo modo- stanno così intensamente praticando un massaggio cardiaco alle economie, si ritroveranno a rimuovere questi stimoli in ritardo, alimentando una gigantesca bolla speculativa trasversale (su tutti gli asset) e planetaria. Una di quelle cose insomma che, da investitori, vanno cavalcate (“finché ce n’è…”), ma a cui non abbandonarsi con incoscienza e faciloneria.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.