“Dalla culla alla tomba”: Pechino deve completare la riforma sanitaria

sanità cinese
Dalla culla alla tomba era in Cina uno slogan e un programma politico. L’assistenza sanitaria ne era uno dei cardini, fissato nell’ideologia statale e ugualitaria. La qualità dell’intervento era anni luce distante dal modello scandinavo, ma garantiva la sopravvivenza – attraverso le cure mediche gratuite – ad un paese poverissimo. Le riforme degli ultimi 35 anni hanno consegnato alla storia questo sistema e lo hanno sostituito con soluzioni diverse. Sono impostate al contenimento dei costi, al miglioramento dei servizi, alla razionalizzazione degli interventi. Nello scendere da un piano ideologico ad un altro pragmatico, l’intero impianto ha comunque bisogno di continue revisioni, imposte da una dinamica sociale molto più veloce del passato. Oggi, la riforma del sistema sanitario rappresenta una sfida cruciale, forse addirittura la più importante, nella politica sociale del paese. Un radicale intervento era stato fatto nel 2009. Il suo tentativo era di correggere gli squilibri del sistema che rischiavano di innescare pericolose tensioni. Con le riforme degli anni ’80 il sistema sanitario era stato delegato alle singole Province, alle quali era stati tagliati i fondi statali. Le amministrazioni locali dovevano dunque auto-finanziarsi. Ne sono derivati costi enormi per i cittadini, privati peraltro dell’assistenza di base. Si è venuta così a creare un’inedita struttura, dove la titolarità dell’intervento è pubblica, mentre la conduzione è privata, talvolta applicata con misure spietate nei confronti dei poveri. A questa ineguaglianza sociale si aggiunge quella territoriale, perché le più ricche province costiere possono contare su prelievi fiscali e finanziare il sistema, lasciando quelle interne con minori risorse e forza lavoro giovanile in diminuzione. La soluzione per reperire fondi locali è stata affidata alla lottizzazione dei terreni, resi edificabili da manovre spregiudicate. Il risultato per la sanità è stata la costruzione di numerosi ospedali, talvolta inutili e costosi ma in grado di generare fondi. Un altro colpo alla riforma è stato dato dall’incompetenza e dalla corruzione: l’incapacità di gestire situazioni nuove, la chiusura verso le assicurazioni straniere, la salvaguardia di interessi personali e la scorciatoia verso facili arricchimenti. Questa impasse ha causato una massiccia riforma nel 2009, nel tentativo di liberare risorse per i consumi interni alleggerendo le spese per la salute. Ora in pratica tutta la popolazione gode di una copertura di base. Sono tuttavia aumentate le spese personali, alla ricerca di prestazioni di qualità, mentre non sono state dissipate le ombre che aleggiano sulla gestione del sistema. In sostanza la Cina non riesce a soddisfare le necessità della popolazione, dopo essere stata tuttavia in grado di causarle. Nonostante i miglioramenti, i cittadini appaiono preoccupati da una parte e insoddisfatti dall’altra. Come provvedere trovando risorse senza ricorrere alle contraddizioni degli anni precedenti? Si tratta di ottimizzare un sistema costruito su fondamenta fragili. Ora sono richieste scelte complesse perché tali sono le domande. La popolazione invecchia e ha bisogno di cure specifiche (le aged and long-term care ALTC), proprio mentre il numero delle persone attive tende a diminuire. Sarebbero necessari macchinari moderni, da inserire tuttavia in un circuito di efficienza ancor lontano. L’elenco delle medicine dovrebbe essere ridotto, con una trattativa cogente con le industrie farmaceutiche. Un intervento complessivo è infine necessario sulla competenza manageriale, spesso lasciata a funzionari di partito e a burocrati locali senza preparazione, un lusso che la Cina non può più permettersi.

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About Alberto Forchielli

Presidente dell'Osservatorio Asia, amministratore delegato di Mandarin Capital Management S.A., membro dell'Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente il Sole24Ore - Radiocor