Tora Tora Tora

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Il Giappone é passato da qualche tempo alle maniere forti. Due giorni fa in un tweet sintetizzavo:

Aggressivo e determinato, il nuovo governatore della BoJ (Bank of Japan) non vuole deludere il primo ministro Abe, che gli ha chiesto di rivitalizzare l’economia nazionale attraverso stimoli monetari spinti.

Sembra una citazione revisionata del celebre schema di Oronzo Canà, ma la strategia della BoJ è stata denominata il “2-2-2” : due per cento di inflazione con raddoppio della base monetaria in due anni. L’idea è apprezzata dal 90% degli imprenditori giapponesi i quali aggiungono che lo yen si sta muovendo nella direzione giusta e ad un buon livello rispetto alle altre valute.

Quest’oggi lo stesso Kuroda in conferenza stampa ha illustrato la sua posizione:

“La banca centrale giapponese intende utilizzare tutte le armi a sua disposizione per combattere la deflazione che da 15 anni ormai mette in ginocchio l’economia del paese e considera del tutto naturali le reazioni registrate sino ad ora sui mercati internazionali in risposte alle sue misure, incluso l’indebolimento dello yen. Lo yen è ancora in una fase di correzione rispetto all’eccessiva valutazione del recente passato e proprio questo fattore, il superyen, è stato uno dei fattori scatenanti della deflazione perché ha impedito di importare inflazione. L’esempio delle politiche seguite negli ultimi anni in Giappone indica che non servono le mezze misure o le misure incrementali ma che serva una grande manovra complessiva, o un allentamento quantitativo e qualitativo fino a che non sarà centrato l’obiettivo del 2% annuo di inflazione, che nelle speranze verrà raggiunto entro due anni. Senza dimenticare di agire anche sulla riduzione del debito pubblico che è su livelli insostenibili”.

Pertanto, traducendo il piano in un linguaggio comprensibile alle persone normali: la Bank of Japan, che al momento ha messo a bilancio il 30% del PIL nazionale, si ripromette di raddoppiare questa esposizione in due anni: crea denaro e lo spende comprando… beh… di tutto: titoli di Stato brevi e lunghi, ma anche strumenti finanziari assortiti. Lo scopo, dichiarato, è alterare i rapporti di cambio, far indebolire il superyen. Risultato: tutti gli investitori, a partire dai giapponesi stessi, corrono a vendere le proprie obbligazioni in yen per comprare A) azioni che possano beneficiare di uno yen debole (cioé le aziende esportatrici) e B) asset in $ ed € che permettono ad un investitore che ragiona in Yen di vedere delle rivalutazioni facili, intense e rapide, per effetto del cambio.

Chi li compra questi titoli che vengono venduti? La BoJ, evidentemente. Può questa partita di giro, per cui la banca centrale produce denaro e lo usa per comprare il debito nazionale, essere una struttura stabile? Può questa essere la “casa finanziaria” dell’economia giapponese? O rischia di esporre il Paese ad uno tsunami?

Cosa proibisce alla BoJ di comprare man mano tutto il debito pubblico e di stampare ogni volta il denaro che serve a rinnovarlo? E’ chiaro che questa sia una ipotesi paradossale, alla quale non si può che rispondere con il paradosso che si andrebbe a finire semplicemente che nessuno accetterebbe di lavorare per avere in cambio degli yen.

Tanto per cominciare le dichiarazioni della Boj hanno provocato un innalzamento dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi:

jgb

Pertanto la lotta all’insostenibile livello del debito pubblico (parole di Kuroda, non mie) sembra diventare più difficile, non più facile. Sarà estremamente complicato tenere sotto controllo questa situazione: espandere il bilancio della Banca Centrale dal 30% al 60% del PIL è un intervento-monstre, che spinge gli operatori a muoversi, ma é al tempo stesso lontanissimo dal coprire il 220% dell’attuale rapporto debito/PIL pertanto una enorme quantità di detentori di titoli di Stato giapponesi vorrebbe vendere, ma manca il compratore, o per lo meno manca a questi prezzi.

Ed infatti, a riprova di questo, il mercato future dei bond giapponesi ha subito quattro sospensioni in quattro giorni per eccesso di volatilità.

Ma se l’entità degli asset messi a bilancio dalla Banca Centrale rispetto al PIL misura quanto accomodante sia l’atteggiamento del regolatore monetario è interessante vedere come siano orientate le altre Banche Centrali, per scoprire che la BCE -tacciata di essere austera e oltremodo conservativa negli interventi- è la seconda in classifica:

asset_GDP

Come vediamo fino a poco fa la BCE era addirittura al primo posto assoluto, mentre la Banca Centrale parca é la Federal Reserve, che tra l’altro è stata invitata l’altroieri da BlackRock, la grande società di gestione di fondi, a diminuire o interrompere il Quantitative Easing. In un’intervista concessa da Rick Reider, top executive di BlackRock, al quotidiano Financial Times si legge:

“è ora di riporre nel cassetto il martello del QE, della politica di stimoli a base di acquisti obbligazionari. Il rischio, altrimenti, è quello di distorcere i mercati e innescare spirali inflazionistiche. La politica della Fed ha effetti distorsivi per le decisioni di allocazione dei capitali a ogni livello dell’economia. E’ un grande e poco preciso martello per i mercati. La Fed dovrebbe dimezzare gli acquisti obbligazionari, a 40-45 miliardi di dollari al mese invece di 85 miliardi. a nostro avviso l’economia americana è ragionevolmente solida per tollerare il ritiro del QE.”

Ed in effetti Dai verbali della FED (comunicati ieri erroneamente in anticipo), emerge come diversi membri del consiglio reputino appropriato iniziare a rallentare il QE per poi stopparlo all’inizio del prossimo anno, dati i miglioramenti del mercato del lavoro. Si legge come alcuni membri si siano invece opposti a valutare eventuali rallentamenti delle politiche monetarie espansive. Lockhart (governatore della FED di Atlanta) sarebbe addirittura pronto ad aumentare il programma di acquisti qualora i dati dovessero peggiorare, qui il passaggio chiave del comunicato:

In light of the current review of benefits and costs, one member judged that the pace of purchases should ideally be slowed immediately. A few members felt that the risks and costs of purchases, along with the improved outlook since last fall, would likely make a reduction in the pace of purchases appropriate around midyear, with purchases ending later this year. Several others thought that if the outlook for labor market conditions improved as anticipated, it would probably be appropriate to slow purchases later in the year and to stop them by year-end. Two members indicated that purchases might well continue at the current pace at least through the end of the year.

Insomma c’è chi vorrebbe che la propria banca centrale praticasse il QE senza tanti pudori, poi però si scopre che là dove viene praticato o si studia come rimuoverlo oppure ci si preoccupa di averne perso il controllo…

Quando chiedo chi mai comprerà i bond giapponesi che sono in esubero rispetto alla disponibilità della BoJ (che è pronta ad esporsi fino al 60% del PIL) c’è chi mi risponde: “i Giapponesi, come hanno sempre fatto”.
Farei osservare che finora i Giapponesi, per quanto possano essere iper-patriottici, l’hanno fatto perché avevano in casa una strutturale deflazione e quei rendimenti risibili da uno virgola o da zero virgola erano rendimenti reali positivi.
Quando l’obiettivo del 2% di inflazione sarà realizzato (sto facendo gli auguri a Kuroda…) i rendimenti dei bond giapponesi dovranno salire per forza, per dare un rendimento reale. Rendimenti del -poniamo- 3,5% su una massa di debito che vale il 220% del PIL significano un costo del debito del 7,7% del PIL. che facciamo? Strozziamo la crescita con una austerity irruenta o facciamo nuovo debito e arriviamo a 227,7%? E l’anno dopo?

Come evitare questo? Ad esempio imponendo per legge che i cittadini giapponesi comprino i titoli di Stato del loro Paese pur perdendoci soldi. Più risparmi hai e più devi perdere per legge, manco fossero ciprioti… o russi…

Con tutto questo non voglio dire che gli stimoli monetari non servano, ma di guardarvi bene da coloro che suggeriscono che se ne possa abusare, perché “tanto non hanno controindicazioni” e non darci dentro come matti sarebbe da ottusi.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.