La malsana amicizia fra Stato e banche

amicizia

Quando uno Stato va in difficoltà le banche del Paese intervengono a sostegno del suo debito. Quando le banche vanno in affanno, lo Stato interviene a supporto con il denaro pubblico. Il primo aggettivo che potrebbe venire in mente per descrivere questa relazione è sgradevole, ma il più corretto è malsano.

Anche per questo Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e consigliere della Bce, ad una conferenza tenuta a Francoforte, si è espresso con i toni a lui consueti e con la sua abituale ruvidità:

“I bilanci delle banche dell’Eurozona non dovrebbero essere eccessivamente appesantiti da acquisti di titoli di Stato, diventando così sempre più vulnerabili. Per spezzare il circolo vizioso tra Stati troppo indebitati e banche, è necessario rendere più resistenti in primo luogo i sistemi bancari nazionali; altrimenti spostiamo semplicemente il problema a livello europeo e aumentiamo le possibilità di portare all’esterno le conseguenze di decisioni politiche sbagliate.

Per evitare che le banche private acquistino volumi eccessivi di titoli di Stato, di solito del proprio Paese di appartenenza, proporrei di introdurre soglie massime per lo stock in portafoglio e l’obbligo di dotare questo tipo di titoli di capitale sottostante, come già succede per altri titoli. E’ logico che attuare un piano di questo tipo sia possibile solo nel lungo termine

L’unione bancaria europea è un progetto istituzionale su vasta scala che non dovrebbe essere visto come un veloce rimedio per la crisi del debito sovrano dell’Eurozona. La vigilanza comune sul settore bancario in Europa, che entrerà in vigore dal primo gennaio prossimo, è uno dei pilastri dell’unione bancaria europea e quest’ultima è uno dei cambiamenti più profondi mai decisi per l’architettura finanziaria europea. Per questo, il progetto di unione bancaria in Europa dovrebbe essere attuato con attenzione e senza fretta. Qualsiasi passo al di là di quanto già previsto renderebbe necessario un livello maggiore di integrazione per il quale, al momento, non si vede molta disponibilità. In ogni caso, la nuova vigilanza europea dovrebbe essere completata da un meccanismo di risoluzione per le banche in difficoltà.”

Il primo aspetto implicito è che questi ragionamenti sottintendono che una politica interna di trasferimenti economici fra Paesi dell’Eurozona (similare a come funzionava la lirazona, citando un mio vecchio articolo) sia da vedere lontana, e comunque da rimandare a quando le economie dei singoli Paesi saranno più simili, e quindi i trasferimenti meno ingenti.

Il secondo aspetto è che la germanizzazione delle economie periferiche rischia -per contrasto- di essere letale, e la percezione di questo rischio è sempre più chiara: le parole sull’unione bancaria come “pilastro fondamentale” e non più come “demone da abiurare” sono molto significative in questo senso.

Su questo stesso tema si è espresso ieri sera anche il Fondo Monetario Internazionale, nel suo documento di conclusione della missione Fsap sulla stabilità del sistema finanziario italiano:

“Le banche italiane oggi appaiono ben capitalizzate: sulla base di stress test preliminari il sistema italiano risulta in grado di resistere sia a uno scenario caratterizzato da più shock finanziari sia da quello di una crescita lenta e protratta grazie alla forte posizione patrimoniale e al sostegno alla liquidità offerto dalla BCE. Il sistema finanziario italiano ha dimostrato una notevole robustezza di fronte alla prolungata recessione interna e alla crisi europea. Il sistema si sta avvicinando a Basilea3 con un adeguato capitale anche se non è immune da rischi: soprattutto il deterioramento della qualità del credito e l’ampia presenza di debito sovrano nei bilanci. La recessione economica si sta riflettendo nella bassa redditività del sistema bancario italiano e nel deterioramento della qualità del credito, mentre il tasso di copertura dei crediti a rischio con accantonamenti e garanzie si sta riducendo (il tasso italiano di copertura crediti delle banche italiane è molto sotto la media, ne parlavamo qui ndBA) sebbene il confronto internazionale può essere fuorviante in quanto le regole sulla classificazione dei crediti in Italia sono le più prudenti. Le banche con ampi portafogli di titoli di Stato restano esposte a perdite e a più alti costi della raccolta se ci si trovasse di fronte a  una crescita considerevole dei rendimenti.

Insomma, il rapporto incestuoso Stato-Banche espone entrambi i soggetti ad un rischio di avvitamento che conosciamo bene, basti pensare ad esempio al caso Monte Paschi, e lo stesso FMI -senza citarlo esplicitamente- fa un riferimento inequivocabile:

“Le Fondazioni svolgono un ruolo importante come azionisti stabili di lungo termine delle banche e proprio per questo occorre una vigilanza più attenta. L’attuale cornice legislativa dovrebbe essere rivista per esigere una maggiore trasparenza, una migliore corporate governance, una sana gestione finanziaria e incoraggiare un’ulteriore diversificazione”.

Per alzare le difese delle banche italiane, iniziative in parte già avviate dalla Banca d’Italia, suggeriamo l’aumento degli accantonamenti sui crediti, il miglioramento dell’efficienza e della redditività, lo sviluppo di un mercato per disfarsi dei crediti dubbi nonché piani per il rafforzamento del capitale laddove si renda necessario.

Cioé, sebbene oggi possano considerarsi tranquille grazie al fatto che in ogni caso esiste la copertura della BCE a loro salvaguardia, è opportuno che attuino le azioni necessarie a non dover ricorrere alla Banca centrale (o a Pantalone…) quando ci sono delle fasi di difficoltà.

E anche la Bce non sta a guardare: sta lavorando per migliorare, e rendere più efficiente, l’uso cross-border del collaterale apportato dalle banche per ottenere finanziamenti dall’Eurosistema. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha detto in modo chiaro:

“la frammentazione dei mercati finanziari ha portato a una trasmissione non omogenea dei tagli dei tassi di interesse verso le famiglie e le imprese dei diversi Paesi dell’Eurozonapertanto la Bce sta identificando quali siano gli strumenti più efficaci per rimediare a questo tipo di distorsioni. E’ particolarmente importante che l’impegno verso la creazione di un vero mercato unico europeo venga riaffermato in un momento di difficili sfide economiche. Il mercato unico, quando realizzato, raffredderà i prezzi e migliorerà le scelte a disposizione di ciascuno.

L’integrazione finanziaria comporta una migliore diversificazione e condivisione dei rischi, amplia i mercati, li rende più liquidi, incoraggia la concorrenza e tutto questo, a sua volta, riduce i costi di intermediazione. E’ dunque un passaggio essenziale per un’Europa più forte. Inoltre, l’integrazione finanziaria favorisce un’allocazione più efficiente del capitale, aumenta la produttività e rafforza un tipo di crescita sostenibile e non inflazionistica.”

Resta la domanda se sia più lento il processo di integrazione finanziaria o quello di consultazioni per la formazione del Governo in Italia, e se il problema sia effettivamente la lentezza: perché il processo di integrazione europea pur lentissimo va avanti, mentre sul fronte politico in Italia oltre ad andar lenti si fanno anche dei gran passi indietro…

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.