L’Europa e lo slancio incatenato

salto1

“La Spagna deve ridurre in modo più graduale il proprio deficit in modo da rilanciare la crescita in un momento in cui il Paese deve fare i conti con misure di rigore senza precedenti. Il ritorno alla crescita richiede un impegno nel risanamento del bilancio ben più graduale e la messa in atto di riforme strutturali in grado di creare occupazione. La Spagna ha varato misure decise per fare fronte ai problemi economici, ma la recessione si è aggravata, la disoccupazione è elevata e le condizioni finanziarie restano fragili.”

Sono le parole del viceportavoce del Fondo Monetario Internazionale William Murray (anche se sembrano venir fuori da un post “visionario” pubblicato a novembre 2012 da queste parti) durante una conferenza stampa. Il Governo spagnolo ha in corso un piano pluriennale per la riduzione del deficit per chiudere il 2013 al 4,5% del PIL,  mentre era al 6,7% l’anno scorso ed al 9,4% nel 2011.

salto8

La questione verte sul concetto di risanamento, se si considera “sano” un rapporto deficit/PIL (e a tendere anche debito/PIL) all’interno di determinati parametri esistono due aspetti che si possono focalizzare: o un minor deficit (austerity) oppure un maggior PIL (crescita).

La lamentela che i Paesi periferici fanno è che sotto la pressione di una severa austerity i PIL vengono depressi, non permettendo ai rapporti deficit/PIL di risanarsi mai. Viceversa la Germania ritiene che la ricetta di generare crescita facendo deficit sia la madre delle divergenze in corso, e che sia la vera malattia da estirpare.

Ma all’inizio degli anni 2000 il grande malato d’Europa, come scrisse ‘The Economist’ era la Germania: il Paese contava quattro milioni di disoccupati, un record storico, la crescita stagnava ormai da due anni e mezzo, gli investimenti erano in calo e il lavoro era sempre più costoso. Fu allora (2003) che venne emanata dal governo Schröeder l’Agenda 2010, un piano di riforme senza precedenti, che il Cancelliere presentò così:

“Con l’introduzione di questa riforma verrà ridotto il contributo dello Stato, incentivata la responsabilità personale e chiesto un contributo a tutti. Possiamo ridistribuire solo quanto produciamo. Tutte le forze della società devono dare il proprio contributo: dipendenti e datori di lavoro, autonomi e pensionati. Nessuno potrà restare fuori”.

salto7

L’Agenda 2010 costò alla SPD la perdita del consenso popolare, ma permise a Berlino di superare indenne la crisi finanziaria e quella del debito in Europa:  vennero tagliate le tutele del posto di lavoro (con il taglio del sostegno alla disoccupazione a un solo anno e l’obbligo di accettare qualsiasi posizione aperta), deregolata l’impresa individuale, avviato l’innalzamento dell’età pensionabile e aumentate le spese per l’istruzione. Con questi pesanti sacrifici la Germania è ritornata a essere una locomotiva di crescita, invidiata dal resto d’Europa.

Oggi in molti chiedono un nuovo pacchetto di misure per stare al passo con l’evoluzione dei tempi per il prossimo decennio. Lo stesso Schröeder, dalle pagine del quotidiano popolare Bild, sostiene la necessità di un’Agenda 2020 puntata su ricerca, istruzione e immigrazione per fare fronte a nuove potenze economiche come Brasile e Cina e per gestire il trend demografico.

“se non ci sarà una nuova tornata di riforme, il Paese si potrebbe ritrovare in difficoltà”

salto6
Il concetto che i sacrifici incatenino lo slancio della crescita diventa difficile trasmetterlo a chi invece ha visto sulla propria storia nazionale come il rigore ed i sacrifici siano diventati il presupposto su cui si è costruito il successo degli anni a venire.
Mario Monti affronterà nei prossimi giorni il suo ultimo consiglio europeo da premier italiano. Il suo obiettivo -dichiarato- è quello di ottenere ciò che il FMI suggerisce anche per la Spagna: “un margine di flessibilità sugli investimenti, nell’ambito della disciplina di bilancio”. L’Italia -in breve- vuole ottenere la facoltà di non computare gli investimenti pubblici nel calcolo degli obiettivi di pareggio di bilancio.

Quello che offre qualche speranza nel trovare una sponda sono le parole del Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy:

“il grande problema dell’Italia è che ha una crescita troppo lenta, e questo è un ostacolo per la politica di bilancio e dell’occupazione. Comunque, proseguendo nella strada tracciata da Monti l’Italia avrà tutte le possibilità di ritornare al suo posto legittimo nell’Eurozona”

 

salto5

Argomenti su cui discutere non mancheranno, in una riunione dove si cercherà di far passare gli accordi sul budget di bilancio 2014-2020 dell’Unione Europea, respinti oggi dal Parlamento Europeo (qui potete trovare nel dettaglio la posizione del Parlamento Europeo sul bilancio di lungo termine).

Ma in questa situazione in cui i Paesi periferici raccontano con sempre maggior forza (e con sempre più sponsor e motivazioni) della necessità di ammorbidire l’austerity e di diluire i piani di rientro dei deficit, arrivano messaggi di risposta molto forti da Berlino: sulla Frankfurter Allgemeine si legge che il Parlamento tedesco ha approvato impegni stringenti per il suo stesso Paese: pareggio di bilancio già nel 2014 e, in seguito, bilancio in surplus al più tardi dal 2016. Un pugno picchiato sul tavolo europeo, accompagnato da un commento: “l’austerità e la crescita non sono elementi che si escludono a vicenda” (parole di Schaeuble).

salto4

Non si tratta di una interpretazione brillante del linguaggio politico da parte di chi vi scrive, ma di una evidenza segnalata anche dal Financial Times, che parla di messaggio forte e chiaro alle velleità italiane e francesi sull’ammorbidimento dell‘austerity.

In effetti la decisione presa da Berlino è quasi un affronto considerando che la Germania è il solo paese in grado di dare una spinta agli altri, godendo oltretutto dell’assoluto vantaggio di potersi indebitare a costi bassissimi.

Non ci resta, in questa logorante disputa diplomatica, che continuare intanto a realizzare -dove si può- riduzioni delle spese per lo Stato. E la spesa per interessi è senza dubbio una voce non trascurabile del nostro bilancio.

Il  Tesoro torna oggi sul mercato con una operazione di buyback che si annuncia come una delle più corpose degli ultimi anni, allo scopo di alleggerire il montante delle scadenze sul 2015 (l’anno più pesante -in termini di scadenze- per le Finanze pubbliche italiane) e dare respiro al segmento a breve termine sulla curva BTP, che ha ricevuto -tra l’altro- un brutto segnale nell’asta dello scorso mercoledì del titolo triennale. Tra gli effetti positivi dei sacrifici fatti dai cittadini italiani nel 2012 c’è infatti la ricostituzione del Fondo di ammortamento dei titoli di Stato, che oggi dispone di circa 5,5 mld€ e che verranno appunto utilizzati per ritirare dal mercato delle tranche di BTP.

salto3

Con questi presupposti l’obiettivo più concreto è a questo punto quello di un ragionevole compromesso fra austerity e crescita. Hollande spera di stimolare la sensibilità degli interlocutori evidenziando come

“la flessibilità sui bilanci è necessaria perché troppa rigidità significa troppa disoccupazione”

Un tema caro a molti, tanto che le risoluzioni a 27 citano testualmente:

“La stagnazione dell’attività economica prevista per il 2013 e gli inaccettabili alti livelli di disoccupazione dimostrano quanto sia cruciale accelerare gli sforzi per sostenere la crescita come priorità mentre si persegue il consolidamento di bilancio”

Il dibattito politico europeo dovrà districarsi fra il rischio che il disagio sociale si trasformi in rabbia e diventi incontenibile ed il rischio di “deriva flessibilista”.
salto2

La richiesta italiana di escludere gli investimenti pubblici dal calcolo per il rispetto degli impegni europei, facoltà circoscritta a Paesi con deficit inferiori al 3% (dunque dentro i parametri di Maastricht) e che non hanno avuto bisogno di aiuti esterni potrebbe essere un obiettivo ragionevole e raggiungibile.

Le suggestive foto di slanci “incatenati” sono di Dimitri Daniloff
Related Posts with Thumbnails

About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.