Le anomalie della casa europea


Mentre lo stallo politico italiano tiene impegnati i commentatori nostrani, l’orologio avanza e gli eventi procedono in Europa e nel Mondo.
Concentrandoci nel nostro continente tornano facilmente alla mente le parole con cui Mario Draghi accompagnò il suo ormai celebre annuncio del piano OMT, che più o meno erano: “la politica non accantoni le riforme, gli interventi monetari non sono una soluzione né una cura, servono solo a stemperare i sintomi“. Da queste parti scrivemmo che quando le manovre monetarie o quelle creative si rivelano efficaci “la politica sarà tentata di abusarne senza cambiare se stessa“.
Concetti astratti campati per aria? Vediamo un po’: i motivi che hanno permesso a Draghi di lanciare e giustificare il piano OMT furono quello di riconoscere ai Paesi meritevoli (quelli che avevano introdotto riforme di austerity e rientro dei deficit) un sostegno, visto che il mercato non riconosceva il valore di quegli sforzi. Il vestito dialettico che dava a Draghi non solo il diritto, ma anche il dovere di intervenire era lo scopo di far funzionare la politica monetaria: se a causa delle distorsioni interne all’eurozona i tassi reali fossero rimasti a lungo gravemente difformi e divergenti, allora la politica monetaria della Banca Centrale sarebbe stata inefficace (perché andrebbe recepita da ogni Paese alla stessa maniera) dunque per difendere se stessa e la propria funzione la BCE dichiarò che sarebbe intervenuta “whatever it takes” (“a qualunque costo“).

Il solo annuncio di un intervento illimitato provocò lo smottamento degli spread dando al governatore Draghi la medaglia di Salvatore dell’Euro, senza che la BCE ne spendesse realmente neanche uno. Ma, dicevamo, gli interventi monetari tamponano, non aggiustano.

Il tempo passa, le riforme non arrivano (anzi in Italia, ad esempio, prima la sensazione di emergenza allontanata ha dato al partito di maggioranza lo slancio di sfiduciare de facto il governo in carica e subito dopo il Paese si è ritrovato in un inquietante stallo politico) e la divergenza, una volta digerito l’effetto annuncio, riprende: senza parlare del solito spread, il tasso medio di credito in Italia è oggi del 5,8%, mentre sta al 6% in Spagna e al 3,5% in Germania. Sono differenze simili a quelle che c’erano prima dell’annuncio del piano OMT, ovvero -per dirla con le parole di Draghi- la politica monetaria nell’eurozona non funziona, nel senso che non c’è un’unica politica monetaria per i Paesi dell’area euro.

Nel frattempo chi si è trovato senza obiezioni quando Draghi espresse la necessità ed il dovere di agire con il piano OMT si è attrezzato, confezionando nuovi vestiti dialettici: la Frankfurter Allgemeine racconta che la BundesBank, preoccupata della pressione che la politica finisce per poter esercitare sulla BCE, vorrebbe che la Banca Centrale Europea uscisse dalla Trojka (trasformandola in un duo: FMI-UE). L’obiezione è interessante e rafforzata anche dal fatto che -per converso- essere parte della Trojka assegna alla BCE un ruolo politico, per il quale nessuno l’ha incaricata/legittimata.

Possiamo sospettare, ragionevolmente, che la Germania ringhi solo perché teme che si abusi della disponibilità della BCE, tuttavia il contesto in cui queste cose succedono è importante: mentre lo scandalo dei finanziamenti illeciti ai partiti in Spagna si arricchisce ogni giorno di dettagli tra il grottesco e lo sbalorditivo, in Belgio il ministro (fiammingo) delle finanze Steven Vanackere ha dato inaspettatamente le dimissioni dopo essere stato coinvolto in una indagine sul finanziamento da parte di una Banca a controllo pubblico, Belfius, ed un sindacato. Gli equilibri, all’interno del governo belga, sono molto delicati: con la rimozione del ministro il partito separatista vallone NVA, cavalcando il disagio sociale che deriva dalle manovre di austerity, definisce il Governo una compagine di zombi, di morti viventi (dejà vu?), e ne approfitta per chiedere la trasformazione del Belgio in una confederazione (ovvero la scissione fra Valloni e Fiamminghi).

Scissioni, distorsioni, divergenze, campanilismi: l’Europa sembra presa da forze che vogliano farle ridimensionare le sue ambizioni, suggerendo di scalare -a ribasso- il progetto di Unione a Confederazione di Stati Indipendenti. Peccato che la CSI esista già, e che sia il modello ridotto di ciò che resta di una unione implosa (la ex-URSS), ovvero un’area di libero scambio priva di dazi con semplici obiettivi comuni di base: Difesa e antiterrorismo.

Cari cittadini europei, che vogliamo fare con la nostra asticella delle ambizioni?

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.