Di banche, scogli, iceberg e capitani


Falle sempre più ampie vengono scoperte nelle chiglie delle banche europee. Alcune generate da operatività troppo allegra, che male ha valutato l’esposizione eccessiva al rischio, altre falle le ha generate l’incestuoso rapporto tra banche e debito pubblico, dove le svalutazioni hanno eroso il valore dello stato patrimoniale di molti bilanci, un altro tipo di falle si è aperto a causa della gestione inefficiente degli istituti dove la scelta degli amministratori viene effettuata per appartenenze politiche invece che per competenze. Altre falle ancora sono state provocate da malversazioni effettuate da amministratori corrotti, ad esempio sfruttando l’esistenza di consigli di amministrazione con handicap di competenza.

Negli ultimi giorni sono arrivate per azionisti e manager notizie interessanti su questi fronti:

In Spagna il gruppo Bankia, che raccoglie diverse realtà locali e casse di risparmio fuse insieme per arginare (o almeno questa era l’intenzione) i danni dello scoppio della bolla immobiliare, ha dovuto pendolare ripetutamente tra richieste di aiuti e annunci di nuove svalutazioni. Ora è giunta, riporta El Pais, l’indicazione di un “basta” dalla Comunità Europea: dopo aver ricevuto oltre 23 mld€ di aiuti la banca dichiara di averne già persi 20, la Commissione pretende che la Comunità diventi proprietaria, Bankia dovrà emettere mille miliardi di nuove azioni al valore di 0,01€ (questo è quello che accadrà quando il FROB, il fondo salvabanche, convertirà i propri bond) lasciando così agli attuali azionisti un pugno di mosche (il titolo oggi scambia a 0,32€, e nell’estate 2011 scambiava a 3,75€). Un precedente interessante, dopo il caso SNS in Olanda, pensando ad istituti storici di casa nostra: dopo diverse iniezioni di aiuti, di fronte alla continua emorragia di svalutazioni, gli azionisti si ritrovano i valori azzerati, i sottoscrittori di obbligazioni subordinate e perpetue subiscono perdite totali, lo Stato diventa proprietario (o meglio azionista di stragrande maggioranza).

Nel frattempo dove le banche se la passano decisamente meglio dopo una fase difficile all’inizio della Crisi -ovvero in Svizzera- un referendum popolare approva il cosiddetto provvedimento “anti-fat cat” con una straripante maggioranza del 68%. Ora il Governo Svizzero avrà un anno di tempo (#TICTACTICTAC) per inserire in Costituzione la norma: i compensi dei manager andranno deliberati non più dal CdA, ma dagli azionisti. E certi incentivi da calciomercato come “paracaduti d’oro”, “bonus di benvenuto” o bonus per l’intermediazione di particolari affari saranno vietati dalla legge (3 anni di carcere è la pena prevista per chi vìola la regola).

Quali conseguenze? Le grandi multinazionali svizzere sono prevalentemente azienze farmaceutiche e banche, facile immaginare che una realtà come Credit Suisse, frutto della fusione fra Credit Suisse e First Boston, e dunque parzialmente “americana” (non per niente il CEO è lo statunitense Brady Dougan) possa facilmente aggirare la legge spostando la sede o aprendo una holding fuori dal territorio svizzero per ingaggiare il management senza vincoli di legge.

Perché dovrebbe farlo? Perché non sfruttare la legge per risparmiare? Per le stesse logiche da calciomercato di cui si accennava prima: pur di avere quei manager capaci di dare all’azienda una guida vincente, per superare la concorrenza, le aziende accettano condizioni a dir poco esose. Il caso di Vasella, guida di Novartis, che avrebbe dovuto ricevere 50 milioni di buonuscita a fine mandato e che ha rinunciato sotto la pressione dell’indignazione popolare, è un esempio.

C’è da chiedersi se davvero i manager di UBS, Nestlé o Lindt siano dei novelli Steve Jobs, da trattenere a qualunque costo, o se il rapporto di vicinanza con il CdA consenta a questi personaggi di avere contratti che in realtà non rispondono ad alcuna logica di mercato. 

E c’è anche da vedere se il congresso degli azionisti abbia effettivamente le competenze per giudicare quali compensi siano equi e quali siano oltre il degno.

Certamente finché norme come queste resteranno nei confini di singoli Paesi abbiamo già visto come la globalizzazione “imponga” alle aziende di comportarsi, ma altrettanto certamente da qualche parte bisognerà pur cominciare a mettere dei paletti e fare qualcosa per un briciolo di equità sociale. O no?

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.