Ingovernabilità da urlo


Il risultato delle elezioni Italiane ha avuto un effetto immediato e negativo sul valore che viene attribuito a ciò che porta l’etichetta “Italia”: i titoli di Stato italiani hanno subito un rapido deprezzamento, le azioni sono state pesantemente svalutate (nonostante la Consob sia intervenuta con un divieto di vendita allo scoperto). Tutta l’area euro, e la stessa moneta unica, sono state vendute e svalutate dal mercato, che teme l’instabilità di un Paese di dimensione rilevante.

Molto spesso di fronte ad eventi che hanno l’aspetto di incendi si tende a ragionare di quali siano gli interventi di emergenza che servono a placare le fiamme, pensando di non avere il tempo -nell’immediato- di comprendere quali fossero i presupposti della condizione di emergenza in cui ci si trova.

La reazione di molti osservatori, di molti elettori -oggi- è stata quella di rabbia verso coloro che hanno votato diversamente.

idioti” o “ignoranti” o “collusi” o “deficienti” o magari “corrotti” coloro che in urna hanno espresso la preferenza per Tizio invece che per Caio.

Se percepiamo una democrazia in macerie io partirei proprio da qui. Il rispetto dell’opinione altrui. Se non ce l’abbiamo ci “costringiamo” in due categorie di elettori: quelli che votano turandosi il naso e quelli che votano come militanti (“collusi” o tifosi). E se ci stringiamo in queste due categorie chi si proporrà di raccogliere i nostri voti cercherà solo di generare maggior disgusto verso gli altri candidati o di renderci elettori militanti, o quantomeno “tifosi”.

Siamo talmente abituati a etichettare, a irregimentare tutti, che rifiutiamo l’idea che ci siano dei giornalisti che osservano e raccontano gli eventi. Siamo portati a pensare che chiunque ci racconti qualcosa stia usando una forma espositiva e/o una selezione di dati, per orientare l’opinione di chi ascolta.

Occorre riacquisire l’orgoglio di aver espresso una semplice (ma importante) preferenza democratica, senza doversi giustificare agli occhi dell’interlocutore: “ho votato X, ma guarda… proprio perché non mi andava di darlo a Y, e comunque era più utile che darlo a Z“…

Il cambiamento -ancora e sempre- deve venire dal basso, dagli elettori, che hanno (e tendono a non assumersi, a non sentir propria) la responsabilità di eleggere i rappresentanti, la classe dirigente.

Chi ha votato il Movimento 5 Stelle l’avrà fatto -in massima parte- perché crede che possa essere lo strumento per un cambiamento rispetto ai “partitismi”, chi ha votato Monti lo ha fatto per premiare la serietà istituzionale e la credibilità che ha restituito al Paese, chi ha votato “Fratelli d’Italia” si identifica in una posizione di destra e probabilmente preferiva assegnare la preferenza lì piuttosto che votare Berlusconi o Giannino, chi ha dato la preferenza al PD magari voleva premiare quelli che a Novembre 2011 -vittoria in mano- hanno preferito mettere da parte le proprie lecite ambizioni e far dare al Paese una guida tecnica di larghe intese per riforme incisive, viceversa chi ha votato Berlusconi ritiene che quelle riforme siano state la pietra tombale del futuro del Paese e che il primo passo sia cancellarle. Ci sono delle amnesie, dei compromessi, si da meno importanza ad alcune cose e se ne considerano prioritarie delle altre, ma la democrazia è questo. Ciascuno sceglie, ed il risultato collettivo è il “nostro risultato“. Qualunque casella abbia accolto la vostra crocetta probabilmente il vostro auspicio era che l’Italia ottenesse maggior beneficio e maggior rispetto, alcuni di voi ritengono che questo sarebbe giunto continuando sulla strada su cui eravamo, altri che lo avremmo acquisito cambiando strada. Non si può amare solo una parte del Paese, quella che la pensa allo nostro stesso modo. Prima di tutto perché pretendiamo dei rappresentati che, comunque eletti, governino per tutti, e non per una parte del Paese.

Iniziamo smettendo di dare del “coglione” a chi vota in modo diverso, ci libereremo l’un l’altro del fardello di “vergognarci” del nostro voto, con la sola scappatoia di evitare la vergogna per militanza. Abbiamo ognuno espresso una preferenza, come ogni preferenza essa ha dei limiti, dei nonostante, ma è doveroso ritrovare l’orgoglio di averla espressa. Senza trincerarsi dietro un qualunquista “sono loro che fanno schifo“. Un piccolo inizio per avviare la ricostruzione democratica in modo salutare.

E il fattore tempo? L’incendio?

La reazione della Comunità Internazionale è ben riassunta in quattro tweet del Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy:

“dobbiamo rispettare l’esito delle elezioni democratiche in Italia”

“Sta ora ai leader italiani assumersi la responsabilità e trovare con il compromesso il modo di formare un governo stabile”

“D’altra parte non c’è per l’Italia una alternativa al consolidamento fiscale e alle riforme”

“Confido che l’Italia rimarrà uno Stato Membro stabile della zona €”.

Sottolineerei la forte relazione fra la terza e la quarta affermazione, con dei sottintesi -nell’ottica di Van Rompuy- abbastanza chiari (provo a riformulare il VanRompuy-pensiero):

“siccome è evidente che sia prima di ogni altro nell’interesse dell’Italia e degli Italiani restare uno Stato Membro stabile della zona €, confido che il necessario percorso di aggiustamento dei conti pubblici già intrapreso verrà comunque proseguito, con una nuova maggioranza figlia di un compromesso responsabile”.

C’è tutto un percorso istituzionale semi obbligato, ci sono delle regole, e ci sarà -evidentemente- della volatilità. (Per quella si possono prendere provvedimenti, fatevi assistere dal vostro consulente finanziario di fiducia): a giorni il Presidente Napolitano darà il primo mandato esplorativo al segretario del partito vincente alla Camera, cioè a Bersani. Il segretario del PD dovrà fare il giro di colloqui ed alla fine dire se ci sono presupposti per formare un governo. Potrebbe (1) formarsi un “governissimo” (PD-PdL-Monti) molto simile a quanto visto negli ultimi quindici mesi, che durerebbe al più fino alla primavera del 2014 (quando ci saranno anche le elezioni europee).

Oppure potrebbe (2) trovare le forze di formare un “governo di minoranza”: il PD sottoporrebbe al Parlamento i provvedimenti, uno ad uno, per trovare di volta in volta maggioranza diverse o non trovarne affatto (in questo caso il tasso di provvedimenti blindati con voto di fiducia crollerebbe drasticamente).

Oppure potrebbe (3) tornare al Quirinale dicendo che non esistono i presupposti per formare un governo. A questo punto il Presidente della Repubblica sarà costretto a provare a dare un mandato esplorativo ad un esponente dello schieramento arrivato secondo. (Berlusconi? Alfano? Letta?) Verosimilmente il PD dirà “no” e farà fallire il tentativo. Il terzo mandato allora andrà ad un esponente dello schieramento arrivato terzo: il MoVimento 5 Stelle. A questo punto PD e SEL dovranno riunirsi col presidente incaricato e manifestare la propria disponibilità a sostenere esternamente o, se il M5S lo preferisce, anche dall’interno, un governo di “dilettanti allo sbaraglio” (definizione non dispregiativa: confido siano tutte persone spinte da genuina voglia di fare il “bene del Paese“, forse sprovviste della capacità di vedere tutti i piani di lettura che esprimono il “bene del Paese” ma non è detto che questo sia un handicap).

In ogni caso, finché il Presidente della Repubblica sarà Giorgio Napolitano, nessuno ha i poteri di sciogliere queste Camere e qualcuno questo Paese lo dovrà governare. Qualcuno dovrà misurarsi con le responsabilità di governo, qualcun altro dovrà misurarsi con la responsabilità di aver espresso (e dover esprimere) un voto. Responsabilità che forse, con quell’atteggiamento di nasi turati e militanza, abbiamo preso un po’ sotto gamba.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.