Cina: i difetti delle borse, specchio delle scelte del Paese

Comprendere l’andamento delle Borse cinesi significa rappresentare una complessità inedita. I mercati di Shanghai e Shenzhen trovano spiegazioni al loro andamento che non affondano nella sola economia o almeno non soltanto nei parametri consueti d’analisi. Le aride cifre rilevano che gli indici di Borsa sono recentemente risaliti del 20% dopo un tonfo del 70% negli ultimi quattro anni. E’ stata dunque smentita la convergenza – una consuetudine se non proprio una regola – tra l’andamento del Pil e quello della Borsa. L’economia cinese continua a crescere, l’incubo di un atterraggio duro sembra scongiurato, l’export è ripreso con vigore, eppure gli indici di Borsa continuavano a scendere fino al rimbalzo corrente. Gli utili delle aziende cinesi, misurati in termini di Roi, sono bassi a causa di una crescente sovracapacità produttiva che penalizza i margini anche in settori dinamici. Un’altra causa è la composizione dei listini, dove banche e società di comunicazione pesano per più del 70% del totale. Ma le prime proiettano incertezze per le somme enormi prestate alle amministrazioni locali. Le seconde hanno saturato il mercato domestico e non riescono a valicare i confini del paese. Nonostante le loro dimensioni e le prospettive di crescita, le aziende cinesi hanno perso la fiducia degli investitori internazionali che sono sempre più guardinghi e considerano le aziende cinesi opache, inaffidabili e non controllabili dopo averle saggiate quando si sono quotate a New York. In realtà la mancanza di fiducia non è un problema riscontrabile solo all’estero. Anche gli investitori cinesi hanno compreso che la commistione con il versante politico è decisiva per ottenere profitti. Gli affari migliori sono stati fatti con le Ipo gonfiate. Controlli approssimati hanno fatto sì che le azioni salissero velocemente solo in fase di Ipo a cui partecipavano solo “pochi eletti” per poi scendere inesorabilmente nei mesi successivi lasciando i piccoli risparmiatori a leccarsi le ferite. Si tratta dunque di tendenze consolidate e ripetute che adesso scoraggiano gli investitori. Manca liquidità, le Ipo languono, il P/E è inchiodato a 9, basso se si considera la crescita del paese. Il governo ha inaspettatamente aperto il mercato agli stranieri offrendo agli investitori internazionali di investire fino a 80 miliardi di dollari con risultati deludenti. Gli analisti sottolineano quanto il mercato cinese sia sottovalutato rispetto a tutti gli altri mercati internazionali, ma ciò non costituisce un magnete per gli investitori, sia domestici che internazionali. Le Borse cinesi presentano dunque grandi difetti, logica conseguenza delle scelte del paese, che non ha mai privilegiato la creazione di una finanza trasparente e controllata nell’interesse generale. La Borsa appare uno strumento non decollato, in preda a comportamenti non sempre razionali. Tra queste, un ambiente scaramantico come quello cinese non ha evitato di ricordare che gli anni del Serpente – il segno zodiacale da poco partito con il Capodanno Cinese – recano cattive notizie per la Borsa. Sono gli anni in cui l’Orso prevale, come è stato evocato per il Grande Crollo del 1929 e gli attacchi a Pearl Harbour (1941) e alle Twin Towers (2001). Tra i tanti, anche questo si annovera tra i motivi di prudenza se non di disinteresse.

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About Alberto Forchielli

Presidente dell'Osservatorio Asia, amministratore delegato di Mandarin Capital Management S.A., membro dell'Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente il Sole24Ore - Radiocor