Giventi: piccole schermaglie

 L’Europa è una novella ed inerme Pearl Harbour oggetto dei colpi di una non dichiarata guerra valutaria che parte dal Giappone?

Ma no, state sereni, ci dicono a turno Weidmann, Schaeuble, Asmussen, Draghi…

“la definizione di guerra valutaria è fuori luogo, l’euro sale perché sta riacquistando la fiducia sui mercati internazionali, e la politica dei cambi non può essere un obiettivo della politica monetaria.”

e ugualmente dal G20 politici e diplomatici, con parole diverse, esprimono tutti questo medesimo concetto. La mistificazione sta nella non-distinzione fra ciò che non si dovrebbe fare (usare la politica monetaria per pilotare il mercato dei cambi) e ciò che accade (la BoJ sta deliberatamente e dichiaratamente lavorando alla svalutazione dello Yen). Non dovrebbero farlo, e su questo concordiamo, ma ciò non toglie che lo stiano facendo.

Ora, appare evidente che se degli sprovveduti come noi se ne rendono conto, a maggior ragione ne siano ben consapevoli anche Draghi e compagnia, pertanto potremo rubricare le dichiarazioni di cui sopra alla categoria “frasi di circostanza” o a quella generica di “diplomazia”.

Certamente esiste una frangia che considera questa fase lo step 2 di un percorso educativo: non si può impostare una economia perché cresca alimentata dal debito (step 1 che stiamo amaramente imparando) ma nemmeno si può impostare un’economia che cresca sulla spinta della svalutazione monetaria. La crescita va perseguita con le riforme, con la ricerca, l’innovazione e l’aumento di produttività. Il Marco tedesco è sempre stata una moneta forte e questo non ha impedito alla Germania di essere la Germania. Pertanto, nell’ottica di Francoforte, avere un euro che assomiglia al Marco è un ottimo modo di educare gli europei ad essere tutti un po’ più tedeschi.

Tuttavia occorre sopravvivere per riuscire a diventare più tedeschi, che da morti risulta molto più difficile fare riforme. E quello che accade in Europa dallo scoppio della fase della Crisi che ha riguardato i debiti sovrani è che tutta la crescita dell’Eurozona è venuta dalle esportazioni, e pertanto restare a guardare la BoJ e la Fed agire “irresponsabilmente” e ottenere i loro obiettivi senza obiettare nulla sarebbe autolesionista:

E’ giusto e doveroso compiacersi della ritrovata fiducia nell’euro (Draghi non mente a riguardo, esalta solo alcuni aspetti e finge di dimenticarne altri), deve essere vista con favore la decisione delle banche a restituire gli euro ottenuti con LTRO (siamo già oltre il 30% di capitali restituiti). Il fatto è che anche se oggi lo stimato governatore della BCE ha detto che questo rientro di LTRO “non costituisce l’avvio di una exit strategy dalla politica monetaria accomodante e di sostegno alla crescita”, la sua rassicurazione verbale contrasta poco con i fatti: la base monetaria in Europa si riduce mentre altrove si espande.

E’ lecito dunque sospettare che a microfoni e telecamere spente qualcosa al G20 e in BCE si stia pensando per contrastare la situazione, mentre si continua a manifestare distensione. Come ha fatto oggi Angel Gurria, il segretario generale dell’Ocse:

“Le politiche monetarie di Stati Uniti e Giappone sono giustificate, perché non hanno altro scopo che quello di sostenere la crescita. Non c’è una guerra valutaria. Non sono d’accordo con chi dice che c’è una guerra valutaria perché la Fed agisce per l’allentamento della politica monetaria allo scopo di creare crescita negli Stati Uniti. E non sono d’accordo con chi dice che il Giappone fa altro dal tentare di ripristinare la crescita. Questi Paesi non fanno che utilizzare gli strumenti che hanno”.

E quindi, per l’OCSE, un Paese come l’Italia come dovrebbe agire in questa situazione internazionale? Basta leggere il rapporto Obiettivo Crescita presentato oggi al “giventi” di Mosca:

“Continuare la riforma del mercato del lavoro rendendo più flessibili assunzioni e licenziamenti e accorciando i tempi dei procedimenti giudiziari, con la contemporanea realizzazione della rete universale di protezione sociale già in programma. Oltre che sul lavoro (che patisce l’esistenza di un ‘mercato duale’ dove sussiste un’eccessiva tutela per alcune forme contrattuali mentre la rete di protezione sociale è frammentata) occorre intervenire sulle tasse per ridurre il costo del lavoro: il cuneo fiscale sui lavoratori a basso reddito è elevato e l’evasione è alta, sul sistema scolastico che patisce di scarsi risultati nonostante il livello di spesa, sulle barriere alla concorrenza (inclusa l’elevata proprietà pubblica) e sulla scarsa applicazione delle leggi, che suggerisce di respingere iniziative come condoni fiscali.”

In Italia il Pil pro capite continua da anni a contrarsi, collocandosi ben al di sotto della media superiore dell’Ocse: l’Italia è infatti 19esima sui 34 Paesi membri dell’organizzazione e 45esima su scala mondiale, dietro persino la Spagna con il suo mostruoso tasso di disoccupazione [documento]. Occorre trovare la strada per ridare alla Penisola una posizione più consona ad un Paese del G7, una delle strade sarà forse quella suggerita dall’Ocse, cioé di spostare le tutele “dal mantenimento del posto di lavoro a quello del reddito” , ma prima occorre muovere qualche nave nel porto di Pearl Harbour

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.