Kung Fu fighting

 Come avrete notato, da qualche settimana l’attenzione che sto dedicando all’Asia in generale e alla Cina in particolare si è fatta crescente. La ragione di questo interesse, oltre che il naturale slancio che provo verso ciò che conosco poco, deriva dal fatto che segnali convergenti mi inducono a prestare crescente attenzione verso il gigante asiatico.

Innanzitutto i dati macroeconomici: Nel 2012 il prodotto interno cinese è cresciuto del 7,8% (il più basso ritmo di crescita degli ultimi 13 anni) contro il 9,3% del 2011 e il 10,4% del 2010. Un costante calo della crescita, che si è riverberato sui mercati finanziari in modo evidente, visto che il listino di Shanghai negli ultimi tre anni ha registrato performance peggiori perfino del listino di Atene. Tuttavia ora il ritmo di crescita di PIL è ri-accelerato nell’ultimo trimestre dello scorso anno, al 7,9% annuo, dopo il 7,4% visto nel trimestre precedente. E qui si è accesa una prima “spia” di attenzione.

Poi il momento politico: è in corso un ricambio al vertice del partito, e quello che io chiamo il nuovo management del Paese si esprime in termini molto chiari:  più volte ha già esortato la People Bank of China a tornare a sostenere in modo aggressivo la crescita dell’economia nazionale. In particolare appare sempre più chiaro come si voglia indirizzare la spinta sul fronte monetario, dando più spazio alla leva finanziaria e spingendo il settore bancario. E qui si sono accese la seconda e la terza “spia” di attenzione.

Oggi arriva la notizia che il ministero dell’Industria e dell’Informazione tecnologia cinese ha deciso di passare all’azione, invitando esplicitamente ad accelerare il consolidamento di una dozzina di settori industriali, tra cui siderurgia, tecnologia e cantieristica.

L’obiettivo del ministero è quello di aumentare i livelli di concentrazione industriale di un’ampia gamma delle maggiori produzioni, comprese quelle dell’industria automobilistica, del cemento, della logistica-spedizione, dell’alluminio, delle terre rare, della medicina e del comparto agricolo. Il livello di consolidamento in questi settori ha enormi spazi di sviluppo, le imprese sono infatti piccole e frammentate, con bassi livelli di specializzazione e con “problemi di sovrapproduzione” (citando le parole del ministro). Ecco quindi gli obiettivi, esplicitamente dichiarati:

  • Nel settore della siderurgia si punta ad avere 10 top player con circa il 60% della produzione mondiale di acciaio entro il 2015, dove stringere ulteriormente e formare tre-cinque società competitive a livello mondiale.
  • Nelle tecnologie dell’informazione, sempre entro due anni, dovrebbero invece nascere cinque-otto imprese con un fatturato superiore ai 100 miliardi yuan.
  • Nell’alluminio, sempre entro il 2015, i 10 maggiori produttori dovranno coprire il 90% della produzione del settore.
  • Nella logistica-spedizione i 10 maggiori armatori dovranno coprire almeno il 70% della produzione cantieristica totale. Indovinate entro quale anno.
  • Nell’auto, per il 2015 ai 10 maggiori produttori farà capo il 90% della produzione del settore.

Parte quindi una (ricca?) stagione di fusioni e acquisizioni, alimentata da leva finanziaria e credito della Banca Centrale, dopo una stagione di perduranti ribassi borsistici. Vi suggerisce –operativamente parlando– qualcosa? E –forse soprattutto– questo genere di contesto vi ricorda qualcosa?

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.