Sempre più protesi per l’Europa

Nel pieno del dibattito elettorale italiano, nel quale ogni protagonista racconta non la propria visione degli eventi, ma la versione più funzionale a richiamare elettori, può essere utile l’opinione di un soggetto estraneo, che da fuori racconti la propria opinione. Una opinione che in quanto tale è soggettiva, ma quantomeno non viziata dalla ricerca di un consenso.

Olli Rehn, responsabile per l’UE agli Affari Economici, in un incontro

con i giornalisti europei organizzato dall’European Policy Centre ha raccontato come -dal suo punto di vista- sia stato l’evolversi degli eventi in Europa ed in particolare in Italia:

“La ragione della situazione difficile in cui si è trovata l’Italia a settembre 2011 fu precisamente dovuta al non rispetto degli impegni di politica di bilancio. Da novembre abbiamo avuto politiche più coerenti e prudenti di consolidamento e di qui rendimenti sui bond molto più bassi. Ciò faciliterà il ritorno alla ripresa economica. In Italia gli spread si sono dimezzati dall’autunno 2011 e ciò costituisce un risparmio di 3 miliardi € nel primo anno. Un risparmio molto significativo che darà sollievo ai contribuenti. E’ sempre possibile infatti rivedere le misure prese, ma è importante che l’Italia stia nell’attuale percorso di consolidamento del bilancio. A causa di un debito che oggi e’ superiore al 120% del PIL.

L’Italia é diventato un paese molto più stabile e sicuro in rapporto ai rischi finanziari. Ora è necessario che stia lontano dalle acque agitate. Dove sarebbe l’Italia oggi se alla fine del 2011 non avesse rispettato gli impegni di consolidamento di bilancio?”

Naturalmente si potrebbe osservare come la riduzione degli spread sia stata frutto e conseguenza delle dichiarazioni di intervento della BCE, tuttavia non si può dimenticare che quegli interventi sono stati deliberati ed approvati anche dalla Germania perché i Paesi a cui erano destinati avevano intrapreso il percorso del consolidamento. Il trattamento ricevuto da Spagna e soprattutto Italia è stato ben diverso da quello a cui sono sottoposte Irlanda, Portogallo e Grecia.

Passando più in generale a parlare dell’Europa:

“L’economia europea è tuttora debole, la ripresa arriverà solo gradualmente, nel corso del 2013, il livello di disoccupazione in alcuni paesi come la Spagna è inaccettabile. E i prossimi mesi continueranno a essere difficili: il consolidamento di bilancio rimane una priorità, anche se le terapie sui conti pubblici con i tagli ai deficit devono procedere in modo differenziato a seconda delle situazioni dei vari Paesi. La Commissione europea continua a essere molto prudente sulla valutazione degli effetti delle dure terapie di dimagrimento dei bilanci pubblici sull’economia temperando le recenti analisi del Fondo Monetario Internazionale sui cosiddetti moltiplicatori fiscali. BCE e FMI stanno lavorando per definire un approccio comune a questo tema. Per ora non possiamo trarre chiare conclusioni in termini di scelte politiche relativamente alla strategia di consolidamento dei bilanci pubblici: le finanze pubbliche stanno migliorando gradualmente e così la fiducia dei mercati nell’azione dei governi. Nel 2009 e nel 2010 il deficit di bilancio dell’intera zona Euro era oltre il 6% del PIL, nel 2012 risulterà superiore al 3%, quest’anno scenderà ancora.

Dato che la situazione varia da paese a paese la Commissione applica un approccio differenziato, lo sforzo di consolidamento è in termini strutturali, cioè al netto degli effetti del ciclo e delle misure una tantum e se inaspettatamente la crescita peggiora un Paese può ottenere più tempo per correggere il deficit eccessivo a patto che prosegua gli sforzi di consolidamento. Così è accaduto per Spagna, Portogallo e Grecia. Adesso ci sono meno ragioni per essere pessimisti, ma non dobbiamo allentare la guardia perché il sentimento dei mercati può cambiare direzione, la situazione è tuttora piuttosto fragile. Prevale un dualismo: da un lato l’economia è debole e l’effetto della crisi si fa sentire, dall’altro lato la fiducia nei mercati finanziari sta crescendo considerevolmente e si riflette in un calo significativo dei costi di indebitamento in Irlanda, Italia e Spagna. L’allentamento delle tensioni nel mercato del debito sovrano non ha portato ancora, però, ad un sufficiente ammorbidimento delle condizioni del credito nei Paesi più vulnerabili. Di conseguenza molte piccole e medie imprese devono fronteggiare maggiori difficoltà nell’ottenimento di finanziamenti e questo, per la Commissione Europea, è un fattore di preoccupazione e di fragilità.”

Insomma, ancora una volta un segnale chiaro del fatto che quanto si scriveva qui nello scorso novembre non erano il frutto di fantasie campate per aria, ma i germogli di una idea che si sta radicando. Tanto che anche il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, nel suo ultimo discorso prima della conclusione del mandato ha detto chiaro e tondo:

“Ho molti interrogativi sul ritmo dell’aggiustamento economico in certi paesi, abbiamo promesso che l’euro avrebbe comportato dei vantaggi sociali e ci troviamo con una disoccupazione oltre l’11%. Occorre prevedere meccanismi di compensazione per i Paesi che rispettano gli impegni assunti, come Italia e Spagna, prestando attenzione alla legittimità democratica degli organismi coinvolti nelle valutazioni sui Paesi e anche nella stessa gestione dei programmi di salvataggio.”

Poco da tradurre o interpretare. Registriamo solo la positività che deriva dal radicamento di questi concetti, che si coniuga con segnali importanti di indicatori anticipatori (come speravamo di intuire bene nello scorso settembre). Oggi il superindice CLI, che anticipa il trend delle attività economiche nell’area OCSE, manifesta segni di stabilizzazione verso la crescita in molte tra le maggiori economie mondiali: conferma il consolidamento della crescita in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, mentre segnali più marcati dell’avvenuta svolta sono stati rilevati in Cina e in India. Il trend positivo dell’indice è in fase di stabilizzazione anche nell’Eurozona e, in particolare, in Italia, Germania e Francia.
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Nel guardare i mercati occorre quindi distinguere l’ottimismo dall’euforia. Il primo ha delle basi concrete di giustificazione, la seconda è frutto delle distorsioni dei mercati finanziari.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.