5 errori da evitare per le aziende italiane in Cina


Se il primo sbarco delle aziende italiane in Cina è stato all’insegna di produzione a basso costo per l’export, partnership con imprese locali e ricerca di manodopera, la fase 2.0 dovrà essere improntata su fattori nuovi data la trasformazione e maturazione del mercato locale. Enrico Ricotta, socio fondatore e managing partner di Mandarin Capital Partners – fondo di private equity che investe in aziende italiane e cinesi – indica cinque errori da evitare per gli imprenditori nostrani che guardano a Pechino suggerendo altrettante contromosse.

Primo: vendere al mercato locale. “In primo luogo, la strategia giusta è sfruttare il mercato locale – spiega – La Cina è un Paese complicato dove produrre al solo scopo di abbassare i costi è sempre più difficile: servono autorizzazioni che non è scontato ottenere soprattutto se non si offrono beni a valore aggiunto o non si lavora in settori innovativi”

Secondo: qualità sì ma accessibile. “La richiesta è di prodotti di qualità ma rivisti e reingenierizzati per essere adatti anche in termini di prezzo: è inutile andare in Cina con macchinari e beni di altissimo livello – caratteristiche essenziali nei Paesi occidentali – che poi sono accessibili solo all’1% della clientela locale”

Terzo: Meglio soli che male accompagnati. “Il terzo errore da evitare è la partnership a tutti i costi con soci locali: un alleato serve solo nel caso di nicchie molto complesse, altrimenti è meglio controllare tutta la filiera. Le joint-ventures sono spesso insoddisfacenti e presentano il rischio di consegnare al partner know-how o tecnologie che lui riutilizza altrove. Insomma conviene andare in Cina da soli”

Quarto: non solo Cina. “Spesso andare lì a produrre significa aprirsi la porta addirittura ai Paesi occidentali. Molti gruppi Usa o Ue infatti hanno in Cina il proprio ufficio acquisti perché comprano in quel Paese gran parte dei componenti: essere in Cina vuol dire avere accesso a questi gruppi e di conseguenza ai loro mercati”

Quinto: nessuna presunzione. “I Paesi asiatici sono ormai fonti di soluzioni tecnologiche ed è sbagliato pensare alla Cina come deficitaria sotto questo aspetto. Il punto è piuttosto un altro: in presenza di soluzioni molto avanzate non ci sono a volte i necessari standard qualitativi e produttivi per poter vendere sui mercati occidentali”.

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About Alberto Forchielli

Presidente dell'Osservatorio Asia, amministratore delegato di Mandarin Capital Management S.A., membro dell'Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente il Sole24Ore - Radiocor