Leadership e diritti in India

Quella di pubblicare dei guest post dallo staff dell’Osservatorio Asia sta diventando una piacevole consuetudine. Oggi vi propongo un mashup di due pezzi di Romeo Orlandi, il Presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Asia, presieduto dal più volte qui citato Alberto Forchielli. La riflessione sulla velocità con cui alcuni Paesi “emergono” spesso poggia i cardini sul benessere e la capacità di accaparrarsi materie prime e/o beni di lusso. L’emersione di una civiltà, però, dovrebbe includere nella valutazione anche -se non soprattutto– il contesto civile in cui avviene e la distribuzione sociale e di genere del benessere economico e dei diritti:

I due principali partiti indiani affilano le armi per lo scontro del 2014, quando sarà rinnovata la legislatura. nell’Himachal Pradesh, il partito del Congresso – che guida la coalizione al governo – ha vinto le elezioni dell’assemblea legislativa locale, scalzando il Bjp, Bharatiya Janata Party. L’alternanza tra il partito di Nehru-Gandhi e quello della destra nazionalista indù è una costante del piccolo stato indiano alle pendici dell’Himalaya. Molto più importante, nel recente round di elezioni locali, è stato l’esito del voto nel Gujarat, dove è stato eletto Chief Minister per la terza volta Narendra Modi. L’esponente del Bjp è ora lo sfidante più probabile per le elezioni politiche nazionali che verranno indette tra meno di due anni e per le quali una campagna elettorale informale è già cominciata. L’importanza del Gujarat pone infatti nodi come la speranza più corposa per il Bjp di riconquistare l’esecutivo di New Delhi e di strapparlo dunque al Congresso. Lo stato che si affaccia sul Golfo Arabico, tra il Pakistan a nord-ovest e Mumbai a sud, è tra i più industrializzati del paese, con una dotazione produttiva articolata e invidiabile non solo per gli standard indiani. Il Gujarat ha trainato la crescita indiana, per molti anni seconda solo alla Cina nel panorama internazionale. Il suo timbro contadino si è negli anni coniugato con il valore aggiunto delle fabbriche. Cemento, acciaio, settori tessile, meccanico, calzaturiero hanno tutti contribuito ad un progresso inedito e sostanziale. I suoi 60 milioni di abitanti, godono di un reddito relativamente elevato. La conduzione degli affari risente infine di un ambiente dove burocrazia e corruzione sono ridotti rispetto al resto del paese. Non a caso, la Tata ha trasferito nel Gujarat la produzione dell’auto Nano, dopo che nel Bengala Occidentale la costruzione della fabbrica aveva innescato molte proteste sociali. Sulle ambizioni di Modi aleggia comunque l’ombra delle sue responsabilità degli scontri interetnici e religiosi che causarono più di 2.000 morti nel 2002, in grande maggioranza appartenenti alla minoranza mussulmana. Il partito di Modi si è trovato in prima fila negli scontri, avendo come ideologia la supremazia indù e considerando i mussulmani come eredi degli invasori Moghul. In un clima di tensione e di fanatismo, la mobilitazione del suo partito aveva avuto presa sull’elettorato. Alcuni collaboratori stretti di Modi sono stati condannati per le violenze ed anche le potenze occidentali hanno preso le distanze dall’uomo politico. Gli Stati Uniti gli hanno negato il visto e il Regno Unito ha rifiutato di incontrarlo per 10 anni.  Ora è probabile che questa chiusura sia riconsiderata, ma sarebbe paradossale che lo stesso stato che ha dato i natali a Gandhi – appunto il Gujarat – sia ora alla ribalta per un leader che rappresenta solo una parte, seppure la più numerosa, della sua popolazione.

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Un dramma personale sta portando alla luce un fenomeno sociale di proporzioni enormi in India. Dopo essere stata violentata e picchiata da un gruppo di sei persone, una studentessa di 23 anni è stata operata tre volte a Delhi per salvarla dalla violenza alla quale è stata sottoposta. Non sono state sufficienti le cure e la vittima è stata trasportata con un aereo a Singapore, presso il prestigioso Mount Elizabeth Hospital, dove è ora ricoverata in condizioni “estremamente critiche” per ricevere un trapianto degli organi lesi durante la sua odissea. Mentre si trova tra la vita e la morte, il suo caso ha innescato una serie di proteste in tutto il paese. Migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare contro l’episodio e soprattutto per richiedere un intervento più severo da parte del governo, della polizia, della magistratura. I casi di violenza contro le donne – fisica, sessuale, di molestie in generale – sono infatti estremamente diffusi e non puniti. Le statistiche ufficiali hanno registrato 26.000 casi nel 2011, soltanto un quarto dei quali punito. Il conteggio è largamente sottostimato. Le donne che hanno subito violenza non vogliono esporsi alla vergogna di una società dove ancora prevalgono sentimenti sessisti e discriminatori. Il contesto familiare – centrale nel futuro di ogni ragazza – tende a nascondere i casi per rientrare più velocemente possibile in una norma sociale che non favorisce l’emancipazione. Per la sovrapposizione millenaria di abitudini, la donna è indirizzata verso la famiglia e la subordinazione al coniuge. Nei casi estremi, ma comunque ancora frequenti, deve suicidarsi se il marito muore prima di lei. Pur se la situazione sta cambiando con il progresso economico del paese, le tradizioni sono dure a morire. Sempre più donne conquistano un titolo di studio, in un paese dove il 35% della popolazione è analfabeta. Tuttavia molte di esse, dopo aver ottenuto un lavoro, si licenziano per tornare ai lavori casalinghi e alla cura dei figli. La dipendenza dagli uomini è una delle cause della loro debolezza economica. In India solo il 25% ha un lavoro retribuito, rispetto al 70% delle donne cinesi. Le proteste hanno generato scontri. La polizia non ha consentito una marcia pacifica e la capitale è stata sotto stretto controllo per una settimana. Le organizzazioni femminili – rafforzate da una presa di coscienza spontanea – richiedono alla polizia speditezza nel registrare le denunce e di intervenire con celerità e severità, al Parlamento di dedicare fondi e attenzione a questi crimini, al ministero degli Interni di licenziare il capo della polizia di Delhi per la repressione delle protesta. E’ improbabile che tutte le richieste vengano accolte. L’auspicio è comunque che l’indignazione suscitata sia utile per porre un argine a un fenomeno antico e radicato, che lo sviluppo e la democrazia avrebbero dovuto estirpare da tempo.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.