Da dentro l’uragano

Non so quanti blog possano vantare la disponibilità di un inviato. Quando ho spedito un “Alien Cowboy” a New York era per ragioni prevalentemente finanziarie: Wall Street e tutto il resto. Chi l’avrebbe detto che il suo primo articolo sarebbe stato un reportage sulla tempesta chiamata Sandy? L’evento naturale capace di fermare le contrattazioni come non accadeva dal 1888?

Sì, sì, le contrattazioni furono fermate anche nel settembre 2001, ma non era esattamente un evento naturale, quello.

Lascio quindi la parola al nostro inviato per un racconto… da dentro l’uragano:

Ho sempre trovato affascinante la scienza tecnologica delle previsioni del tempo. Dai tempi di Bernacca certamente sono stati fatti passi da gigante ed in America su questo fronte si sbaglia poco.
La traiettoria (e le conseguenze) di Sandy sono state previste con precisione certosina, miglio più miglio meno, e Sandy ha colpito e messo in ginocchio 6 Stati (che occupano per dare un ordine di grandezza circa 8 volte il territorio italiano).

Perché si chiama Sandy?

Semplice ordine alfabetico. Siamo alla lettera S dal 1 gennaio 2012 (quindi ci sono state 16 tempeste tropicali in totale nel 2012) che hanno raggiunto almeno le 39 miglia orarie. la prossima si chiamerà Tony?…Ma guarda te ‘sti americani…nota bene: se un uragano è stato devastante da creare morti il nome non verrà più utilizzato per rispetto… ripeto, guarda te sti americani! Non ci sarà un altro uragano chiamato Sandy: questo ha provocato 100 morti.
La preparazione è stata ammirevole: la Polizia ha consegnato puntualmente i bollettini di “guerra” porta a porta. Il primo bollettino è arrivato domenica sera, un poliziotto rasato e palestrato mi avvertiva che era meglio lasciare la casa. Stoicamente ho resistito. Mi sono detto:

“sono italiano, perché dovrei sottostare a delle regole?”

Confesso: non avevo ancora letto il post sul tema

Il secondo bollettino è arrivato alle 11 di lunedì mattina. Il collega sempre rasato ma un po’ meno palestrato mi intimava a lasciare la casa (avevano tolto “sarebbe meglio“).  Avevano predisposto le scuole per accogliere gli sfollati attrezzate con cibo, acqua e quant’altro, diceva. Prevedevano che il fiume Hudson sarebbe esondato e che la luce sarebbe mancata. NY è diventata in poco tempo una città fantasma, con continui pattugliamenti di polizia per controllare e tenere eventuali malviventi lontani. Non si sa mai. Una volta ho lasciato la porta del garage aperta di notte per errore e un polizziotto si è piantonato fuori da casa mia tutta la notte… Al mattino uscendo mi ha detto:

“Hey man, you left your door open! I thought it was better to stay around for a while – enjoy your day

Tornando a Sandy… Il fiume Hudson non prometteva nulla di buono, iniziava già ad esondare quando ancora mancavano 9 ore all’arrivo della perturbazione, cui avrebbe fatto compagnia pure l’alta marea…una combinazione fatale. Le informazioni che la TV forniva erano ammirevoli ma il senso di impotenza era palpabile: così anch’io mi sono rassegnato accettando i rifugi sicuri, abbandonando il mio lato italiano disobbediente ed un po’ anarchico.

…E alle 8 tutti in piedi sul divano: Si scatena l’inferno!!!

Si comincia con una pioggia limitata, anche se copiosa. Non un’alluvione, ma un uragano. Il problema era il vento. Raffiche a 120 orari per 10 ore consecutive, qualcosa di incredibile,  la prima gru a Manhattan che si spezza, le piante che minacciano di sradicarsi, i semafori orizzontali, i cartelli segnaletici impazziti, tutti in casa a sperare di non perdere la luce.

Dal mio rifugio potevo vedere l’autostrada FDR drive a est allagata completamente e  la 1st avenue allagata in diversi punti. Un caso fortuito mi ha salvato dal blackout che ha colpito mezza Manhattan: per la precisione “dalla 39° in giù” dice un amico…pompieri e polizia ovunque.

Al ritorno a casa dal rifugio mi trovo senza luce; vicini speranzosi parlano di una settimana per i riallacciamenti con la Rete elettrica. Siamo in contatto via mail…anzi…c’è un blog dei vicini di casa. Tu scrivi qualsiasi cosa e ci si aiuta, si fa gruppo. Una volta si bussava per chiedere lo zucchero, oggi lo posti e qualcuno si fa vivo. Meraviglie del XXI secolo.
Alle 10 di martedì faccio una camminata ed il vento sferza ancora, ma più calmo. Raffiche ora a 80 orari. Sembra appagato dei danni che ha già fatto. Alberi sradicati, cartelli divelti. Ora penso a come tornare a casa e soprattutto come fare a gestire una settimana senza luce.

Inizi a chiederti quanto sia poco banale accendere una lampadina o guardare la tele, e scopri quanto ingegnoso devi diventare per stare senza luce una settimana. Tornano in mente i discorsi sulla “decrescita felice” poi ti accorgi che nel pratico perdere qualcosa ti disorienta molto più di quanto s’immagina quando ci si confronta con la realtà a parole. Mi rendo conto della dipendenza dagli strumenti a cui ho delegato degli sforzi che normalmente di per scontati… e mi manca solo la luce!

Per la verità c’è anche dell’altro: bancomat fuori uso ovunque, e senza contanti sei morto. Per un attimo divento un novello Totò e penso: “l’uragano è una livella” : ora siamo proprio tutti uguali, ricchi e poveri, finalmente! E invece no: i ricchi hanno il generatore. E la luce, a loro, è rimasta…

Nella brutta esperienza ancora una volta l’America si mostra per ciò che è: unita e compatta davanti alla tragedia. I vicini si offrono per “anything you need“, la polizia collabora, i vigili del fuoco ti ascoltano. Gli omini della società elettrica locale lavorano alacremente… Insomma tutto pian piano torna alla normalità.

Oggi riapre Wall Street (ed io finalmente ho potuto scrivere e spedire questo articolo) magari i titoli assicurativi scenderanno, quelli di messa in sicurezza o costruzioni saliranno… fino alla prossima puntata che ne deciderà i rispettivi futuri…
Questa è l’America. Qui non piove, diluvia, qui non fa caldo, si arde… qui è tutto all’ ennesima potenza.

Non si può non amare questo Paese.

Un saluto dal vostro Cowboy, da NY

Related Posts with Thumbnails
Free PDF    Invia l'articolo in formato PDF   

About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.