La Cina e la bolla immobiliare


Da qualche settimana diversi report di banche d’affari segnalano come la Cina stia tornando allettante per gli investitori, anche per il rientro del timore di una bolla immobiliare che a lungo ha tenuto lontani gli operatori (dai massimi di fine 2007 l’indice CSi300 é passato da 5800 punti ai poco più che 2200 attuali):

Da questi mercati lontani, da cui i dati ci giungono spesso con poca trasparenza, è interessante  leggere chi ne parla con cognizione di causa. Come Alberto Forchielli, Presidente dell’Osservatorio Asia: con un articolo che si focalizza proprio sul settore immobiliare:

L’andamento del settore immobiliare in Cina presenta valutazioni contraddittorie e spesso di difficile interpretazione. Esiste una mini ripresa, il cui impatto è tuttavia ancora da valutare. E’ difficile infatti capire se sia rallentata la flessione, se si sia arrestata o se addirittura sia partita la ripresa. Da ottobre, dopo la settimana di vacanza per la Festa Nazionale, il CSI300 Index (che misura gli andamenti alle Borse di Shanghai e Shenzhen delle aziende più grandi) del settore immobiliare è cresciuto molto di più di quello generale, dando forza agli argomenti di chi presume che la crisi stia volgendo al termine.

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Sulla stessa lunghezza d’onda vanno registrati gli aumentati acquisti dei suoli da concedere alle società costruttrici. Nel solo mese di settembre ben 15 società hanno acquistato terreni – rispetto alle 8 di agosto – stabilendo così il record per il 2012. Può significare una disponibilità finanziaria cospicua da riversare sul mercato appena la restrittiva politica del governo accenni a moderarsi. Il numero delle transazioni e il livello dei prezzi, soprattutto nelle metropoli, sono in leggero aumento. Oltre questi indici che inducono a un prudente ottimismo, si rafforza la consapevolezza che per ridare fiato all’economia – il Pil toccherà nel 2012 il suo incremento più basso da 23 anni – non si possa prescindere dall’immobiliare. L’incremento della costruzione di infrastrutture pubbliche lascia presagire un analogo movimento anche dell’edilizia privata. Tuttavia i segnali sono ancor deboli per certificare un’inversione di tendenza. Anche se migliorano, le vendite sono ancora lontane dai livelli di due anni fa. In realtà le case invendute sono ancora moltissime, così come shopping center, palazzi per uffici e intere nuove città sono tutt’ora vuote. Sono i risultati di una serie di misure che Pechino ha imposto nell’aprile 2010 per impedire lo scoppio di una bolla immobiliare. Le dimensioni del fenomeno – anche nel ricordo del disastro statunitense o spagnolo – erano così allarmanti che il governo ha deciso di aumentare le tasse per le seconde case, rendere più difficile l’accesso ai mutui, imporre un più cospicuo anticipo per l’acquisto. I risultati sono stati raggiunti, almeno nell’evitare il pericolo principale dello scoppio della bolla. Il luxury housing si è arrestato, bloccando la speculazione legata alle costruzioni di lusso. Ne hanno risentito però due aspetti cruciali: l’andamento economico nel suo complesso e l’offerta di case a prezzi contenuti per la classe media cinese. Quest’ultima non riesce ad acquistare un’abitazione propria se non a prezzo di sacrifici prolungati nel tempo. Subisce una penalizzazione proprio perché l’attività edilizia è stata indirizzata verso soluzioni più speculative. Un progetto di social housing sarebbe politicamente attuabile, economicamente sostenibile e socialmente utile. La dirigenza dovrebbe affinare le proprie scelte, incoraggiando alcuni aspetti e penalizzandone altri. Gli immobiliaristi dovrebbero cercare soluzioni ugualmente redditizie. Vanke, la seconda società del settore, ha già ideato dei micro appartamenti nelle zone più congestionate. E’ una scelta che può rivelarsi lungimirante: non solo perché gli affitti nelle città sono ormai insostenibili ma anche perché 50 milioni di famiglie – dei 230 che vi vivono – abitano in condizioni di insalubrità e senza accesso ai servizi. Rendere possibile il miglioramento di queste condizioni di vita può rivelarsi un affare più cospicuo che costruire grandi edifici o ville destinati a rimanere vuoti.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.