Un renmimbi più debole o più forte?


Decine di volte abbiamo parlato di svalutazione e rivalutazione affrontando la questione dell’opportunità, dei vantaggi e delle conseguenze dell’una e dell’altra. Talvolta se ne è parlato come se la questione fosse prettamente europea, e ancor più che europea “mediterranea” argomentando la questione con i temi: fuga dei capitali, incisività modesta della politica monetaria, scarso rispetto della regole e della trasparenza… caratteristiche che ci rendono meno peculiari di quanto crediamo. Almeno a leggere l’articolo che segue:

di Alberto Forchielli – Presidente dell’Osservatorio Asia

Se la Cina rimane il magnete più potente per gli investimenti produttivi dall’estero, anche i suoi capitali cercano impieghi al di là delle sue frontiere. Una potenza globale ha finalmente varcato i confini e cercato le proprie affermazioni in ambiti diversi dalla manifattura a basso costo. Le società private e di Stato cercano materie prime e tecnologie. Non destano attenzione ormai le acquisizioni di aziende nei paesi industrializzati o di miniere in Africa e America Latina. Il flusso di denaro aziendale in uscita si somma a quello privato e raggiunge livelli inediti per un’economia abituata a sostenersi sugli investimenti in entrata delle multinazionali. Se dunque questo doppio flusso di capitali rivela una maturità dell’economia, reca tuttavia con sé due allarmi: la quantità e la composizione dei flussi in uscita. Il primo quesito riguarda il flusso netto, che è ancora in nero per il paese. In assenza di dati certi e recenti – ed in presenza invece di ampie zone di movimenti non controllati – è possibile soltanto delineare la vastità del fenomeno.  I flussi in entrata sono in realtà meno consistenti perchè derivano principalmente da due affluenti entrambi in contrazione: l’attivo commerciale e gli investimenti esteri diretti al netto di quelli in uscita. Il loro valore è comunque ancora positivo, soprattutto per il primo che ha sfiorato i 200 mld$ lo scorso settembre. Se per completezza contabile si aggiungono gli interessi sui titoli stranieri e le variazioni di cambio si raggiunge un flusso in entrata di 314 mld$. Tuttavia l’incremento delle riserve valutarie – che sarebbe dovuto essere lo specchio dei movimenti bidirezionali – ha visto un incremento di soli 88 mld$. Il Wall Street Journal, che ha condotto un’indagine molto accurata, ne conclude che 226 mld sono stati portati all’estero fuori dai canali ufficiali (la cifra non è univoca e altre fonti danno valutazione diverse ma comunque significative). La Cina ha un sistema di controllo rigoroso ma poroso, che consente di superare facilmente il limite di 50.000 $ per le persone e quello per le aziende, limitato alle sole necessità di pagare le importazioni e di investire attraverso i canali controllati. Una parte del mancato accumulo delle riserve è la ritrosia aziendale a convertire in Renminbi i loro incassi, diretta conseguenza del lento apprezzamento della moneta cinese rispetto alla sicurezza che offre il dollaro. Altre aziende mantengono inoltre i propri profitti all’estero. Esiste infine una componente dovuta agli investimenti individuali. Le cronache sono dense di notizie sugli acquisti immobiliari dei milionari cinesi. Le zone più esclusive ed i paradisi fiscali sono affollati di clienti dalla Cina, che comprano auto lussuose, iscrivono i figli alle Università più care, eccedono in una vita dispendiosa che il loro status sociale non consentirebbe in Cina se non a fronte di forti sospetti. I soldi arrivano loro da canali opachi, gli stessi che consentono di farli uscire dal paese: corruzione, sovrafatturazione, amicizie alle frontiere, movimenti bancari senza controllo. Tra le tante cause, questa spiega la riluttanza del Governo negli scorsi anni ad immettere nuovo denaro nel circuito economico. La paura di vederlo volatilizzare all’estero è stata evidentemente forte, anche se le necessità di un economia che cresce ai livelli più bassi da 23 anni può far correre questo rischio perché richiede nuove e potenti iniezioni di liquidità. L’eccesso di investimenti del passato ha creato sovra produzione in tutti i settori, dall’immobiliare all’industriale, che hanno abbassato il tasso di ritorno sul capitale in Cina, ora gli investitori sono alla ricerca di ritorni più alti altrove, le riforme economiche e le ristrutturazioni industriali sono ora più che mai necessarie per ridare fiducia sopratutto agli investitori domestici i quali, meglio di chiunque altro, si rendono conto che la preservazione del capitale accumulato in Cina non è più una certezza. Questo è uno dei compiti importanti che la nuova dirigenza cinese dovrà affrontare e non sarà facile, perché si scontrerà contro le lobby di potere provinciali che hanno acquisito forte potere in un paese in cui non esistono più leader assoluti e carismatici.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.