Serve olio negli ingranaggi della produttività italiana


Gli italiani perplessi si domandano i benefici dell’ulteriore aumento di un punto di IVA per i conti pubblici, mentre l’UE esprime perplessità per il rinvio dell’aumento del secondo punto di IVA…  secondo la Commissione Europea nel 2013 saranno necessari altri tagli alla spesa. Il ministro dell’Economia tedesco Rosler rassicura intanto -a colpi di bastone e carota– l’industria italiana:

La collaborazione fra Italia e Germania può aumentare nei prossimi anni, purché le imprese italiane propongano prodotti più competitivi, attraverso salari decentrati“.

Forse occorre, e alla svelta, che ci inventiamo un altro concetto di produttività e competitività, oltre al decentramento dei salari…

versione audio del post:

Nel frattempo le imprese italiane si dividono nella trattativa con il governo sul tema della produttività. Confindustria cerca di aggregare i datori di lavoro, mentre i ministri Fornero e Grilli pacificamente avvisano: “senza intesa soddisfacente le risorse andranno altrove”

Dove? E’ tutto da scoprire. Intanto, non si sa se per “affrontare, con le istituzioni, gli enti locali, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali e le autorità del luogo, le prospettive economiche, occupazionali e sociali” (come da nota ufficiale) o semplicemente per “immagine” , sta di fatto che il 13 novembre i ministri Passera e Barca, insieme al sottosegretario De Vincenti, si recheranno nel Sulcis, in Sardegna, dove tasteranno con mano la drammatica situazione di chi vorrebbe avere un Lavoro, per poter misurare la propria produttività.


Un mese fa abbiamo affrontato il tema della asincronia fra riallineamento finanziario e ripartenza dell’economia reale. Oggi é cronaca, stando alle parole di ieri del primo ministro Monti.  Ugualmente da questo umile pulpito abbiamo già più volte inviato segnali di mantenere alta l’attenzione sul rischio di fenomeni di rigetto verso l’integrazione europea; un rischio che riguarda anche l’Italia, e lo sa bene anche il capo del Governo:

“Il fenomeno in Italia è meno forte che in altri Paesi, però in certi momenti e situazioni l’insofferenza per un’Unione europea vista come opprimente da un punto di vista del limitare gli spazi per le politiche economiche interne è molto cresciuta negli ultimi tempi. In compenso l’Italia è un Paese, e non mi stanco di ripeterlo, che sta dando prova, mi sembra, di grande responsabilità e tenuta, probabilmente perché vede un obiettivo e la possibilità, sia pure con difficoltà, di arrivarci”

Il tema é strettamente legato alla produttività: le tensioni e i rigurgiti nazionalisti e populisti che minacciano l’integrazione europea, derivano dal clima di deleveraging forzato che il riordino accelerato dei conti sta generando in tutti i Paesi PIIGS (e non solo).


La questione, nel contesto di questa frenata dell’economia reale che ancora non si é conclusa, é che -stando ai dati raccolti da SWG- quasi una famiglia su quattro (il 24%) si trova in difficoltà economiche, con un aumento del 3% rispetto allo scorso anno, ma quasi la metà degli italiani (48%) pensa che la propria situazione sia destinata a peggiorare in futuro. Nel 51% dei casi le famiglie dichiarano di riuscire a pagare appena le spese senza potersi permettere ulteriori lussi, mentre una percentuale dell’8% non ha un reddito sufficiente nemmeno per l’indispensabile. A testimonianza di una forbice sociale che si allarga c’é anche un 40% di italiani che vive serenamente senza particolari affanni economici e un 1% che dichiara di potersi concedere dei lussi.

La produttività, i posti di lavoro, i redditi sono quella spirale positiva necessaria ad allontanare le difficoltà familiari, che viceversa si trasferiscono nei consumi e contribuiscono ad alimentare la recessione. Per sostenere la ripresa dei consumi serve, e alla svelta, qualche forma di riequilibrio sociale, più incisiva della riduzione di un punto di IRPEF per le fasce più basse.

Non pensiate che questi temi non siano ben noti a chi governa. Ciò che diverge é la sensibilità: chi si occupa di riforme strutturali bada alle questioni di lungo termine e manca di sensibilità per le istanze e le necessità di breve, tutte sacrificate al (del tutto meritevole, ma “senz’anima“) scopo di mettere lo scenario strutturale su solidi binari. Chi sta alla base della società non ha la sensibilità (o semplicemente il tempo…) di fare considerazioni di lungo periodo e necessita di segnali immediati e concreti.

Siamo un Paese che non investe non perché non voglia, ma perché non può. E non possiamo perché da una parte c’è una mole di debito che genera quasi 100 mld€ di interessi da pagare ogni anno, e dall’altra degli impegni presi in modo rigido –troppo rigido– di raggiungere il “pareggio di bilancio”. D’altra parte il modo più produttivo di ridurre i costi ricorrenti é quello di abbattere il montante di debito pubblico, cosa che possiamo fare solo a piccoli bocconi, anno dopo anno, cercando di gestire il disagio sociale che deriva dal vivere in uno Stato che prende più di quanto distribuisce, perché deve destinare ogni anno parte delle entrate all’abbattimento del debito. Un processo che durerà anni.

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, rappresenta quella parte d’Italia che vorrebbe avere più lavoro da offrire, e che probabilmente ha un’idea della lunga via crucis che l’Italia ha davanti:

“Per me il punto finale per giudicare in modo più reale la situazione sarà dopo le elezioni del prossimo anno, quando avremo una situazione politica più stabile, mi auguro stabile, e in grado di governare democraticamente il nostro Paese nei prossimi 5 anni. Lo spread è la risultante di tanti fattori: negli ultimi 12 mesi il suo andamento ci ha penalizzato anche se uno spread così alto non è giustificato. Per ritrovare la crescita abbiamo bisogno di tanta politica buona e una strada da seguire fissando gli obiettivi. La semplificazione burocratica-amministrativa è la madre di tutte le riforme per ridare slancio al Paese, ma occorre anche coniugare rigore e crescita. Noi stiamo subendo la politica più restrittiva in Europa anche perché saremo i primi ad arrivare a un pareggio di bilancio nel 2013. Abbiamo bisogno di equilibrio nei conti pubblici ma occorre anche saper trovare nelle pieghe di bilancio le risorse per la ricerca e per far ripartire gli investimenti su infrastrutture materiali e immateriali”.

La “semplificazione burocratica e amministrativa” come la chiama Squinzi sembra una riforma che genera produttività a costo zero: proprio ciò di cui abbiamo bisogno, ma non é così. La burocrazia é quell’apparato che abbiamo creato in decenni per giustificare posti di lavoro inutili, creati in un sistema nazionale che mirava a rendere partecipi della società (poco importava che fosse o no una partecipazione produttiva) il maggior numero di persone possibile. La “semplificazione burocratica e amministrativa” in questo Paese sarebbe una rivoluzione, non una riformetta per generare produttività. Squinzi lo sa, come sa che occorre ripetere il mantra decine e decine di volte, per poter fare questa rivoluzione a piccoli passi.

Un’altra idea per aumentare la produttività arriva dall’omologo di Squinzi, Hans-Peter Keitel:

“Gli industriali italiani e tedeschi hanno problemi comuni, come ad esempio il costo dell’energia. Abbiamo constatato che non esistono due industrie nazionali con così tanti interessi e punti in comune. L’unione fa la forza e potremo essere determinanti nell’azione europea. Come nel calcio, dove la creatività e l’intelligenza hanno avuto la meglio sull’ordine tedesco: occorre coniugare la creatività e l’intelligenza con l’ordine, allora saremo più forti e potremo affrontare insieme le sfide europee”

Fisco, burocrazia, spazi ridotti per la creatività, costo dell’energia… ma anche corruzione. Anch’essa pesa sulla produttività del Paese. Ogni anno miliardi di € vengono sottratti alla circolazione economica ufficiale e vanno ad alimentare la corruzione. Ed un sistema in cui la corruzione è prassi comporta prezzi finali non competitivi per prodotti e servizi. Di nuovo Monti:

Non mi risulta che governi precedenti, anche di colore opposto a quello che ci ha preceduto, avessero concepito e realizzato provvedimenti più esemplari di questo in materia di lotta alla corruzione. Le resistenze dei partiti le abbiamo superate, inizialmente non c’era entusiasmo per provvedimenti contro la corruzione, e a un certo punto non c’era disponibilità per la fiducia. Voglio ringraziare il Guardasigilli, Paola Severino, per l’equilibrio e la forza con cui ha condotto questo disegno molto complicato. Il disegno di legge ha aspetti nei quali il Governo avrebbe voluto andare un po’ più in là, eppure devo dire che se la legge sarà confermata così alla Camera, lo considero un passo avanti, malgrado le critiche facili e forse anche salutari


Salutari, sì, queste critiche lo sono. Questo Governo ha fatto tanto, considerato anche il contesto politico in cui si è trovato ad operare. Ma, nella situazione in cui si trova questo Paese, quel “tanto” non è ancora “abbastanza”.

Le foto di questo post sono di Tim Tadder
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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.