Doppio sogno

 Sulla questione “sostenibilità dell’euro” da qualche tempo la dialettica ha preso una piega secondo la quale i razionali, quelli con gli occhi spalancati, hanno ben chiaro che il destino dell’euro sia ineluttabile, mentre quelli che pensano che il destino non sia ineluttabile siano dei semplici sognatori, gente che pensa con gli occhi chiusi e crede di vivere nel mondo delle fiabe.
Ed è proprio dalle fiabe, in particolare dalle fiabe norrene, che le riflessioni di questa sera hanno preso vita.
In un approfondimento da una lettura di mitologia comparata (sì, lo so, direte: “ma che roba leggi?“) mi é balzata tra le mani una teoria letteraria di un ingegnere italiano: Felice Vinci. La teoria é quantomeno sconvolgente: le leggende narrate da Omero si riferiscono a vicende sviluppatesi nel Mar Baltico.
La geografia descritta da Omero presenta innumerevoli incongruenze: gruppi di isole che non corrispondono, distanze inspiegabili, riferimenti climatici sballati. Confesso che io stesso in prima media, la prima volta che affrontai l’Odissea, mi chiesi come potesse un tizio in gamba come Ulisse metterci dieci anni a ritrovare la sua isoletta nell’Egeo… molti dettagli sono descritti su Wikipedia

Secondo Vinci, gli Achei sarebbero vissuti agli inizi del II millennio a.C. sulle coste del Baltico e alla metà del millennio, in seguito ad un irrigidimento del clima, individuato in quest’epoca dalla paleoclimatologia, si sarebbero spostati verso sud lungo il corso del fiume Dnepr giungendo al Mar Nero e all’Egeo. I nuovi venuti avrebbero fondato le città micenee (le tombe micenee più antiche sono ricche di ambra baltica, assente invece in quelle più recenti) e avrebbero quindi dato alle nuovi sedi i nomi delle località nordiche, ma in modo non perfettamente rispondente alla loro collocazione geografica originaria, a causa delle differenze di conformazione delle due regioni.
Con la migrazione avrebbero inoltre portato con sé i propri tradizionali racconti orali, una saga poetica ambientata nelle località della patria originaria, tra il mar Baltico e il Mare del Nord. La guerra di Troia si sarebbe svolta dunque non intorno al XIII secolo a.C., come normalmente ritenuto, ma intorno al XVIII secolo a.C. Dopo ottocento o novecento anni di trasmissione orale, i poemi sarebbero quindi stati trascritti tra l’VIII e il VII secolo a.C.

Insomma, mentre riflettevo su quanto tempo l’area geografica conosciuta come Europa avesse trascorso politicamente unita, sotto imperatori romani, Re Francesi, Spagnoli o Asburgici… ecco che viene fuori che la contaminazione culturale intraeuropea si scopre vecchia di quasi quattromila anni portandosi via anche anche la localizzazione delle tradizioni culturali.

Poeticamente avrei fermato questo post qui, prendendo l’impegno di smetterla di chiamare “tedeschi” i tedeschi e “spagnoli” gli spagnoli, ma annunciandovi che da oggi saranno tutti qui definiti come europei di lingua tedesca ed europei di lingua spagnola, ma i razionali non sarebbero stati appagati, anzi avrebbero rafforzato il loro pregiudizio sull’inopportunità pratica dell’Europa.

Percui, per gli amanti delle questioni tecniche, tocca fare una vile digressione per ricordare – almeno di tanto in tanto – che non mi improvviso qui a parlare di questi temi.

La non sostenibilità dell’euro, ineluttabile va da sé, deriverebbe dalle divergenze fra le economie dei Paesi dell’eurozona. Una diversa inflazione fra Paesi core e Paesi periferici provoca una progressiva perdita di competitività di questi ultimi a vantaggio dei primi, generando un meccanismo per il quale i prodotti dei Paesi core vengono comprati sul mercato interno e a debito dai Paesi periferici, sui quali -nel tempo- i crescenti oneri finanziari finiscono per generare l’ulteriore (e incolmabile) scalino di competitività. Questo per la serie: so di cosa parlate quando fate riferimento a certe cose.

Quello che non mi convince é la risposta a questo tipo di problematica, ovvero il ritorno rapido ad una moneta nazionale, la cara e vecchia Lira.

Si tratta, a ben vedere, di una moneta che era condivisa fra aree economiche non omogenee, con diversi livelli di inflazione interna e squilibri crescenti.

In una parola: insostenibile 🙂

Quello che alla Lira non succedeva era che nessuno scommetteva sulla nascita di una Lira1 e una Lira2, o sull’uscita della Basilicata. Questo accadeva perché era accettata e condivisa la solidità della unione politica delle regioni italiane sotto il governo di Roma.

Inoltre le Regioni italiane erano (sono) sottoposte alle medesime leggi in termini di diritto del lavoro, non permettendo che alcune aree potessero agevolarsi da comportamenti di dumping dei diritti (e a tal proposito ne parlavo anche in quest’altro post)

Le regioni della “Lirazona” erano inoltre equiparate fiscalmente. Non c’era l’area capace di sviluppare una bolla immobiliare facendo dumpig fiscale verso le imprese come ha fatto l’Irlanda. L’Unione fiscale della “lirazona” la proteggeva dal rischio di una competizione interna dilaniante tra le sue regioni.

Da ultimo la Banca Centrale della Lirazona all’occorrenza difendeva la valuta e in carenza (spesso in vera e propria sostituzione) di adeguata azione politica, provvedeva a svalutare per ripristinare competitività, impoverendo silenziosamente i suoi cittadini.

Ora, nel doppio sogno, ditemi voi se é più ragionevole sperare in un crollo dell’euro ed affrontare il default in un Paese zeppo di dipendenti pubblici e pensionati, per potersi chiudere in una piccola e ininfluente economia nazionale che si regge sulla svalutazione e con ogni probabilità alla mercé di qualche demagogo oppure se non convenga fare tutti gli sforzi necessari a raggiungere una correzione delle divergenze attraverso l’unione politica, fiscale, del mercato del lavoro con una Banca Centrale Europea con capacità autonoma di intervento.

Non esistono scorciatoie o vie percorrendo le quali si possa evitare qualche forma di sacrificio, di sforzo. Si tratta solo di scegliere che genere di sforzo e di sacrifici fare. E questo vale per tutti i cittadini europei: quelli che vivono in Paesi che hanno beneficiato positivamente delle divergenze e di una area di mercato a cambio fisso non hanno interesse a segare il ramo su cui sono seduti e dovranno – lo stanno iniziando a fare – rassegnarsi a pagare una parte del conto, a condividerlo. Come noi oggi condividiamo le “grane” che derivano dal loro dumping sul Lavoro, e le “grane” delle bolle immobiliari spagnole e irlandesi e della gestione allegra del bilancio pubblico greco.

Io non lo so quale scenario si realizzerà (confido sia quello delinato ormai un anno fa) cerco solo di sforzarmi di capire dove sono e cosa mi accade intorno, per poter scegliere consapevolmente in quale direzione spendere le mie energie e le mie speranze.

I cittadini europei devono imparare alla svelta a rispettarsi e volersi più bene, perché hanno un grande sforzo da compiere in modo condiviso davanti a loro: il livellamento delle divergenze.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.