Abbuffata finale?

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L’aiuto alla Spagna, che mi ero permesso di giudicare un potenziale fuoco di paglia, ha sortito effetti positivi per una intera mattinata. Ben presto sul mercato si é scatenata una domanda: “Who’s next?” ovvero “chi é il prossimo?vediamo un po’… i PIIGS sono cinque… quattro si sono rassegnati a chiedere gli aiuti… ne manca ormai solo uno! … L’indice di Milano da un robusto ed “euforico” +2% del mattino ha sfiorato il -3% in chiusura di giornata. E oggi si prosegue sulla stessa via.

E’ possibile però che, sollecitati da più parti, i leader europei trovino il 28 giugno una forma di accordo su una maggiore integrazione europea. Tuttavia una integrazione europea, politica, fiscale, economica… non é pensabile di realizzarla ora: l’area euro é troppo disomogenea e quelle che continuano ad aumentare non sono le convergenze, ma le divergenze.

Ipotizziamo però che dall’incontro del 28 esca una road map, il frutto di una trattativa da cui esce chiaro e forte l’impegno condiviso ad arrivare agli Stati Uniti d’Europa per il, poniamo, 2025. La trattativa prevede che da qui ad allora i Paesi aderenti si impegnano su una serie di parametri che i Paesi forti ritengono imprescindibili.

Proviamo a immaginare un accordo che prevede:

  • project bond su singole iniziative infrastrutturali condivise dal 2013
  • garanzia incrociata sui depositi bancari e subentro dell’Eba agli enti di sorveglianza nazionali entro il 2014
  • pareggio di bilancio per tutti i membri entro il 2015
  • introduzione degli eurobond per la quota di debito fino al 60% del PIL (l’eccedenza rimarrebbe debito nazionale) nel 2017
  • debito/PIL sotto il 100% entro il 2018
  • raccolta fiscale centralizzata sul ministero delle Finanze Europeo nel 2019
  • debito/PIL sotto l’80% per il 2023
  • avvio definitivo degli eurobond a progressiva sostituzione dei debiti nazionali nel 2024
  • Costituzione degli Stati Uniti d’Europa con decadimento dei Governi nazionali nel 2025
  • impegno a raggiungere poi il 60% entro il 2035.

Darebbe garanzie di protezione ai deboli e garanzie di adeguamento dei comportamenti ai forti. Ci sarebbe anche lo spazio -nel calendario e nella trattativa- per inserire l’obbligo della lingua tedesca nelle scuole entro il 2016 🙂

Il difettuccio non trascurabile é che un piano del genere costituisce una sorta di commissariamento politico dei Paesi europei per i prossimi 10 e più anni. Ma per certi versi non é altro che una abdicazione progressiva a favore di un soggetto Europeo condiviso.

Se venisse piantato un paletto molto chiaro e condiviso, ancorché nel lungo termine, la banderuola della speculazione potrebbe danzare in balìa dei venti molto meno. Oggi infatti viviamo nella particolare situazione in cui le vicende di breve, libere da vincoli chiari sul futuro, finiscono per influenzare pesantemente gli esiti di lungo (ad esempio: (1) la facile e legittima speculazione sui titoli greci induce gli operatori a ipotizzare la frattura dell’eurozona (2) Il fatto che qualcuno la ipotizzi porta altri a considerarla uno scenario concreto (3) Il timore che si concretizzi induce ad alontanarsi da gli altri paesi deboli…).

Viceversa chiarendo bene dove si andrà a parare si riporterebbe le dinamiche di breve a subire l’influenza dell’impegno condiviso. Un calo di PIL di uno dei Paesi verrebbbe percepito come un problema che la nascente Unione deve affrontare, non come l’elemento che spinge verso una disgregazione possibile, ad esempio.

Se arrivasse da quel vertice uno statement molto solido e credibile, la stanza dell’abbuffata nella foto precedente si trasformerebbe così:

La ragione é molto semplice: la volatilità dei mercati é una occasione enorme di fare profitto. Si ottiene molto di più, muovendosi bene, in un mercato che prima perde il 10% e poi lo recupera, che non da un noioso mercato a bassa oscillazione. Se qualche piccolo risparmiatore ci “rimane sotto” in questa necessaria volatilità sarà un danno collaterale… sono ormai tre anni che le principali banche d’affari presentano dei bilanci con degli utili da trading il più delle volte ampiamente superiori agli utili derivanti dalla gestione caratteristica. E’ un piatto molto ricco cui rinunciare, ma a cui rischiano di dover rinunciare se la banderuola di cui sopra non potrà più oscillare con grande libertà.

Dunque che fare?

Mancano solo 16 giorni ( #TICTACTICTAC ) dopodiché arriverà il responso del vertice Europeo. Se fossi un sordidospregevole speculatore che cerca di massimizzare i profitti non avrei alternative: potrebbero essere gli ultimi giorni, di qui al 28, per cercare una pesante abbuffata (di qui il -3% di ieri ed il -2% -almeno finora- di oggi). Prima di una forzata dieta. Viceversa, nel caso poi il 28 gli accordi non arrivassero, si potrà sempre lavorare per l’eventuale indigestione…

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.