Maremoto nell’Egeo


English version L’esito elettorale in Grecia ha generato una situazione in cui sembra difficile formare un governo con una maggioranza numericamente adeguata. Il rischio sempre più verosimile é che la Grecia torni al voto, e questa volta con una campagna elettorale mirata ad una sorta di referendum pro o contro la permanenza nell’euro.

Pur restando maggioritaria la quota di cittadini greci favorevoli alla permanenza nell’euro, la maggior “rumorosità” dei contrari ci obbliga a considerare l’ipotesi che effettivamente la Grecia decida di uscire populisticamente dall’Euro.

Cosa accadrebbe in Grecia? E nel resto dell’area euro?

Wolfgang Schaueble, ministro delle finanze tedesco, non ritiene che debbano essere ammorbidite le condizioni di rientro concordate per la Grecia:

Non vedo che cosa sia cambiato dalle elezioni nella situazione dell’economia greca. Non c’é una via semplice per uscire dalla crisi. Il Paese soffre da due anni e adesso deve attuare quanto concordato per poter tornare sul mercato a finanziarsi. La Germania ha già fatto tutto quanto poteva per aiutare la Grecia…

Spietato e cinico come più non si potrebbe. Ma forse non molto lungimirante.

La lezione che tutti hanno potuto ormai apprendere, e se non l’hanno appresa é perché si son bendati gli occhi, é che concedere aiuti a tassi “punitivi” non constituisce un aiuto. Su questo blog se ne é parlato quando sembrava ancora una eresia (era maggio del 2010).

Prestare soldi ad un soggetto che palesemente non ha saputo gestirsi e pretendere di esercitare sovranità in casa sua é già sufficientemente punitivo (oltre che comprensibile). Il solo modo di dare soldi alla Grecia sperando che potesse ridimensionarsi E restituirli era di prestarglieli a tasso 0 (zero), commissariandola.

E’ stata fatta un’altra scelta: quella di prestare denaro a tassi “punitivi” e pretendere l’austerity. Una punizione doppia, che ha reso il debitore insolvente, come nessun creditore razionale desidererebbe mai. La situazione é esplosa ed i danni sono maggiori della falla iniziale. Ci hanno perso tutti. Ed ora ci troviamo a ragionare di cosa succederebbe se la Grecia uscisse dall’eurozona:

Tutti pensano gli scenari più difficili perché di fronte a una prospettiva così catastrofica come l’uscita della Grecia dall’€ é difficile fare previsioni. La medicina migliore é pensare che non succederà

Questa é l’opinione del presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Andrea Beltratti.

Difficile, d’accordo, ma limitarsi a pensare che non succederà non é gran che come strategia. Meglio avere un piano B. Proviamoci:

Chi esce dall’€ lo fa per poter svalutare. Nel caso greco, ricominciare con una “nuova Dracma” svalutata. Supponiamo una svalutazione del 50%: i prestiti concessi da BCE ed FMI, denominati in euro, raddoppierebbero di valore per la Grecia. Già ora sono insostenibili, raddoppiati diventerebbero impossibili: insolvenza garantita (verosimilmente insolvenza totale, non haircut) e conseguenti danni finanziari a BCE e FMI, da ricapitalizzare. Ma chi se ne frega, potrebbero dire i greci, ok. Vediamo a casa loro cosa succederebbe: la nuova Dracma svalutata comporterebbe un aumento rilevante dei prezzi all’importazione, dal petrolio in giù. Si tratta di un raddoppio secco, nell’ipotesi di una svalutazione al 50% (quante dracme costa un barile di petrolio?). Vero é che liberata dal peso del debito la Grecia potrebbe optare per la rimozione di tasse e accise sulla benzina, per esempio. Il Guardian riporta oggi uno studio di BNP Paribas, secondo cui l’inflazione sarebbe del 40% o 50%. Prendiamo per buono questo dato e mettiamoci nei panni di un cittadino medio greco, il cui stipendio oggi é di circa 450€ (che diventerebbero nuove dracme svalutate). Con una inflazione al 50% uno stipendio quanti pieni di benzina vale? Circa due, tre se ha una utilitaria. Naturalmente con la benzina non si mangia, non ci si veste, non ci si cura, tanto per pensare ad altre voci di spesa…

Le imprese greche vedrebbero azzerarsi i flussi di capitale dall’estero, finendo brevemente in crisi di liquidità, a cui le banche greche non potranno far fronte, perché con l’insolvenza che necessariamente segue la svalutazione, le banche saltano e vengono nazionalizzate per proteggere i correntisti. Per reperire risorse la Grecia dovrà tornare a bussare ai mercati, emettendo dei nuovi titoli. Evidentemente in Dracme (altrimenti le prossime svalutazioni diventerebbero dei costi).

A che tasso accettereste di sottoscrivere dei titoli greci in dracme? A che tasso prestereste soldi ad un soggetto che ha appena fatto insolvenza in barba agli aiuti ed emette in una valuta debolissima con l’inflazione al 40%-50% col ragionevole rischio di vedere il vostro investimento pesantemente svalutato?

Ecco, quale che sia la risposta, quello sarebbe il costo del funding della Grecia. Alla quale resterebbe il vantaggio di poter esportare con maggiore facilità i prodotti locali. Sfortuna vuole che l’industria greca non risulta abbia poi molto da esportare. Verosimilmente la svalutazione nominale e monetaria richiamerebbe investitori nel senso di compratori delle più belle case sul litorale e sulle isole. Cioé a dire l’opzione svalutazione determinerebbe semplicemente una svendita allo straniero. Non un grande affare.

Ma si accennava prima ai funesti effetti sul resto d’Europa:

L’agenzia di rating Fitch oggi sembrava in vena di sciarade:

“un’uscita disordinata della Grecia dall’€ provocherebbe downgrade fino a tre gradini soprattutto in Spagna, Portogallo e Italia. Nel caso invece di un’uscita pilotata, in cui vengano adottate delle contromisure efficaci, le conseguenze sarebbero invece più limitate e confinate ai paesi periferici”

O subiranno conseguenze Spagna, Portogallo e Italia oppure i Paesi periferici. Come ha efficacemente sintetizzato Luigi (@paciscor) su Twitter quando ho diffuso la notizia: “testa vinco io, croce perdi tu

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.