Il balzo prodigioso che non c’è


Crescita

Crescita

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L’argomento è sempre più citato, evocato, dato in pasto agli elettori. Si invocano ricette per stimolarla, concimi per nutrirla, tagli fiscali per indurla, e intanto i dati che arrivano dai vari Paesi europei sono a corrente alternata: il PIL tedesco nel 3° trimestre 2012 registra +0.2%, sopra l’attesa di +0.1%, ma in ribasso rispetto al dato precedente (+0.3%). Su base annua è cresciuto dello 0.9%, sopra l’attesa di +0.8%, in flessione dal precedente +1.0%. Il PIL della Francia nel 3° trimestre 2012 è cresciuto: +0.2%, dal precedente -0.1% , sopra l’attesa (di +0.0%). Il PIL olandese nel -invece- nel 3° trimestre 2012 segna -1.1% dal precedente +0.1%, su base annua il calo è stato -1.6% dal precedente -0.4%. Dati pessimi. E l’Italia? Il PIL Italiano è calato nel 3Q12 dello 0.2% , in miglioramento dal precedente -0.7% e sopra l’attesa di -0.5%. Su base annua l’economia italiana si è contratta del 2.4%, in linea con il precedente dato (rivisto al rialzo da -2.6%). Continua, insomma, la recessione italiana. Ed è recessione conclamata anche per l’Europa: il PIL eurozona nel 3Q12 si è contratto, in linea con le attese, dello 0.1% t/t, dal precedente -0.2%. Due trimestri di discesa consecutivi certificano tecnicamente la recessione, o meglio il double-dip.

Su base annua, il PIL aggregato dell’area euro è sceso dello 0.6% dal precedente -0.4% (rivisto al rialzo da -0.5%). La crescita anemica di Francia e soprattutto Germania non è stata più in grado di contrastare la recessione dei Paesi più deboli.

Ma in fondo la Commissione Europea l’aveva detto, “chiamando” anche -tra l’altro- la crescita zero per il 2013.
Questi dati di PIL non arrivano all’improvviso come i fiori di fine marzo sbocciano sul Prunus avium (volgarmente noto come ciliegio), ma erano per massima parte attesi. Tuttavia, giudicando dall’andamento dei mercati, sembra che escano come un “Jack in the box” da una scatola a molla, prendendo di sorpresa con un cenno di soprassalto.

Semplicemente lo scollamento fra finanza ed economia non può durare in eterno: passata la sbornia per le iniezioni monetarie della BCE, i piani di pronto intervento di Draghi, i Quantitative Easing di Bernanke… l’agenda è di nuovo piena di domande sulla crescita e sugli impedimenti che si trovano sul suo percorso (fiscal cliff in primis).

La stagflazione in cui siamo arrivati a piccoli passi (ne parlavamo ormai quasi due anni fa) sarà un abitacolo stretto ma duraturo: Die Bundeskanzlerin Angela Merkel dice che occorreranno altri 4-5 anni per uscirne davvero, l’FMI ne stima una decina. Ed ecco uno dei motivi fondamentali che spiegano il cambiamento dei toni dei messaggi recapitati via via alla Grecia o alla Spagna: la crisi di crescita dell’area €, in prospettiva nemmeno troppo lontana, é una zavorra anche per la grande Germania.

Olli Rehn è sempre più tollerante nelle sue dichiarazioni, soprattutto sull’argomento “tempi di rientro”: il risanamento è più faticoso della salita del Pordoi, soprattutto per chi ha fatto bagordi per decenni. I nordici si stanno accorgendo che l’instabilità sociale e politica che deriva dall’eccesso di severità rischia di diventare un problema anche per loro.

Probabilmente i mercati si sono accorti di aver trasformato un ragionevole pacato ottimismo in una ingiustificata euforia. La presenza di un piano OMT è rassicurante, ma finchè la Spagna non ne chiederà l’utilizzo saranno solo parole. E gli operatori si sentono sempre meno tranquilli nel far posizione basandosi solo su “parole”. Bisogna che la Spagna consenta alla BCE di far vedere quale sia la sua reale capacità di intervento, è per questo che così frequentemente vengono fatti inviti a Rajoy affinché proceda alla richiesta di aiuti.

La Commissione Europea, intanto, continua con il suo paziente lavoro di tessitura, smorzando gli eccessi (tipo il supercommissario sui bilanci dei Paesi suggerito da Schaeuble) alla ricerca di un compromesso ottimale tra rigore e spinta alla crescita. Secondo le stime della Commissione il rientro di un punto percentuale del deficit/pil arriverebbe a “costare” in termini di crescita uno 0,5-0,7%. In tutto questo sforbiciare le stime sulla crescita che non c’è gli esperti della Bce iniziano a revisionare a rialzo le aspettative di inflazione (le nuove indicazioni parlano di 2,5% per quest’anno e non più 2,3%) e 1,9% per il prossimo (era 1,7%).

Attendiamo con ansia i prossimi rialzi: quelli sulle stime della disoccupazione.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.