Comunicazione della crisi ballando sulle punte


Per la prima volta nella Storia oggi si è svolta una manifestazione in contemporanea in 23 Paesi, uno sciopero “contro l’austerità, contro le politiche europee recessive“.
Slogan razzisti, anti-Europa, anti-euro, prendono una eco crescente. Arringapopolo dalle idee confuse cercano di cavalcare l’onda e alimentano le diverse forme di odio sociale, il tutto mentre l’economia reale continua nel processo di restringimento, di impoverimento, di declino, in attesa di una inversione di tendenza che i più ottimisti vedono non prima della metà del 2013.
Il 6 settembre scorso Mario Monti disse:

L’euro rischia di diventare un fattore di disgregazione dell’Area Euro, anziché unire, come vorrebbe la visione originaria

Occorre trovare il modo di gestire l’inevitabile, stante la strada scelta per curare la Crisi, malcontento che rischia di crescere più alla svelta delle prospettive di crescita.

Il registro comunicativo europeo sta cambiando, probabilmente in ragione proprio di questo, e oggi ne abbiamo avuto un sintomatico esempio:

“Nel 2012 e nel 2013 la Spagna ha preso misure efficaci per riportare stabilità nei conti pubblici e non c’è bisogno di misure ulteriori.”

La Commissione Europea si dimostra improvvisamente tenera con quel Paese che “i mercati” vogliono che chieda gli aiuti, allo scopo di toccare con mano, di misurare, la reale capacità di intervento della BCE. E queste frasi così morbide vengono dalla bocca del responsabile degli Affari economici Olli Rehn, che va oltre:

Bene anche le misure per il 2014, anche se queste devono ancora essere dettagliate

Qualche settimana fa un “bene” per misure che non sono state nemmeno dettagliate sarebbe stato impensabile sentirlo emettere da Olli Rehn. Che succede, dunque? Succede che la Commissione sta iniziando a comunicare ai cittadini che le misure di rigore non sono imposte dall’Europa, ma scelte dai governi nazionali. Infatti alla domanda se alla Spagna sarà necessario dare ad un certo punto più tempo per consolidare il bilancio, come è stato appena concesso (dandole due anni in più) per la Grecia, il commissario agli affari economici ha detto “é prematuro parlarne. In febbraio ci sarà una nuova valutazione sulla base delle nuove stime macroeconomiche. Quanto alla richiesta di intervento dell’Esm per far scattare l’acquisto dei bond da parte della BCE, si tratta di una decisione che spetta alle autorità spagnole.

L’Europa è quella che eroga gli aiuti, mentre i Governi nazionali sono coloro che hanno creato i dissesti e che ora introducono riforme cariche di rigore per cercare un riallineamento. E’ questo il messaggio di fondo che la Commissione Europea ha deciso di iniziare a veicolare. Ed è un messaggio che si basa, tra l’altro su delle verità, pertanto avrebbe buone chances di attecchire e funzionare nel suo intento di placare i sentimenti nazionalisti e accompagnare la zona euro integralmente alla scadenza delle elezioni tedesche del prossimo Ottobre. Perché? Perché per allora l’opinione pubblica in Germania avrà avuto modo di strutturarsi e verosimilmente avrà generato un governo, o forse una grande coalizione, con un mandato esplicitamente europeista. A quel punto, con il Paese guida dell’Europa preso da un mandato politico orientato all’aggregazione, si potrà vedere l’avvio concreto di un meccanismo europeista. O almeno queste sono le aspettative della Commissione.

Nel frattempo però il presidente UE Van Rompuy non vuole certo stare a guardare e da brava “Penelope” ha pensato bene di disfare la tela che altri stanno tessendo, proponendo oggi un taglio di circa 80 mld€ dal budget di 1033 previsti dalla Commissione Europea per il bilancio pluriennale europeo 2014-2020. La presidenza di turno cipriota aveva proposto un taglio di 50 mld, mentre Berlino -al solito più severa- chiedeva tagli per 130 mld. La proposta verrà presentata al vertice dei capi di stato e di governo il 22-23 novembre.

Ma cosa significano questi tagli? Di cosa si tratta? Van Rompuy ha proposto di ridurre di 29,5 mld€ i fondi per la coesione per i Paesi e le regioni più povere e di di 25,5 mld€ gli aiuti per la politica agricola comunitaria. Per cercare di ottenere il consenso dei Paesi più forti, il presidente Ue mantiene “i rimborsi esistenti” accordati a UK, Germania, Olanda e Svezia limitandoli però nel tempo.

Una scelta, questa di van Rompuy, in deciso contrasto con lo spirito aggregativo e con il lavoro della Commissione.

Il governo italiano non fa tardare la sua opinione in merito:

“Non ci sembra che questa nuova proposta Ue sia un contributo positivo per un compromesso nel quale tutti possano riconoscersi, anzi è un passo indietro che non avvicina le posizione degli Stati membri. L’Italia versa più di quanto incassa, è cioè un contributore netto al bilancio europeo, invece di avvicinarsi le condizioni per un accordo si allontanano, ci sono passi indietro significativi che comporterebbe un calo significativo delle risorse per l’Italia”

Con motivazioni diverse, la proposta Van Rompuy ha sollevato le proteste anche di Francia e Svezia oltreché -va da se- della Commissione Ue. Ma mentre Parigi contesta i tagli, la Svezia ritiene che il taglio di circa 80 mld non sia sufficiente. La Svezia, dice il ministro agli affari europei Birgitta Ohlsson  considera “una provocazione” una riduzione così modesta.

Ancora una volta: sarà una lunga, estenuante e laboriosa “battaglia” e servirà tanta, tanta pazienza.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.