Guest post: Effetto slavina

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L’affezionato e iperattivo Yuma mi ha proposto un suo articolo, sul quale vi invito a riflettere per quanto riguarda gli aspetti finanziari del prezzo delle materie prime alimentari.
Ve lo ripropongo pari pari come lui l’ha inviato a me, anche se mi aveva chiesto di revisionarne il contenuto non ho voluto in alcun modo farlo (così posso dissociarmene più liberamente 🙂 ).
Spero che ne scaturisca un interessante confronto e che possa essere il “la” per altri contributi da parte di lettori volenterosi, visto che di tante cose pecco, ma non di protagonismo.
Un giorno stavo sciando in fuoripista con amici, quando  essendoci fermati un attimo a riprendere fiato e ad ammirare il panorama, sentimmo un boato spaventoso.

Sicuri che fosse il sinistro rumore di una slavina comiciammo a guardare all’insù verso la montagna per individuare l’eventuale pericolo. Solo quando sentimmo mancare l’appoggio sotto i nostri sci, capimmo che sulla slavina c’eravamo sopra

Questo aneddoto  per dire che anche noi tutto sommato parliamo di globalizzazione, di crollo delle borse , di cambi di paradigma, ma lo facciamo con sufficienza, tutto sommato come se stessimo parlando di cose che riguardano altri e con tutta probabilità alla fin fine i problemi saranno solo una delle possibilità, ma non v’è certezza che proprio sarà così.

Quindi  tendiamo sempre a considerare su due piani diversi il virtuale finanziario e  l’economia reale come se fossero due binari del treno destinati a non toccarsi mai  

Questi atteggiamenti che non ci fanno variare  il nostro stile di vita quotidiano volontariamente,danno ossigeno ad un sistema malato che continua a perpetuarsi nella sua follia

In una Economia di un Paese, una delle voci primarie, ma io direi la primaria , è data ( o dovrebbe essere data) dall’Agricoltura.

Essa dovrebbe assumere ruolo prioritario in quanto avente la caratteristica di “sfamare” il Paese , consegnando ai cittadini l’autonomia alimentare.Fin dall’antichità è stata il filo conduttore per guerre di conquista e per definire la ricchezza di un territorio.

Come tale, la gestione di un Governante dovrebbe essere volta all’ottimizzazione delle risorse ed alla prevenzione delle carestie puntando in assoluto ad avere raccolti e produzioni di cibo il più possibili vicini al fabbbisogno dei Cittadini. Anche perchè la Storia insegna che quando gli stomaci sono vuoti nascono le rivoluzioni

E in Italia? Come siamo messi?

Ho fatto una piccola indagine fra amici e conoscenti che operano nel settore per raccogliere informazioni reali e non quelle che possiamo leggere sui giornali o su Wikipedia. Raccolte sul campo e termometro della situazione reale.

Intanto due notizie:
– sulla qualità alimentare siamo al primo posto
– sulla quantità siamo decisamente deficitari

beh sarebbero due gran belle notizie, perchè specialmente per quanto riguarda la quantità, vorrebbe dire che c’è spazio per crescere.

Invece…invece

Parliamo di suinicultura.

Un suino viene pagato dal mercato intorno ai 300 euro. Arrivato sul bancone lo stesso realizza 3500 euro Lo spread è molto alto ed in genere in altri casi è legittimato da passaggi e lavorazioni che di solito sentiamo definire col termine di “filiera”.

Andiamo ad analizzare la filiera .

Anche e soprattuttto per determinare che se il prezzo alla fonte non è remunerativo per l’allevatore, alla lunga la filiera stessa non avrà più ragione di esistere in quanto il produttore rinuncerà a produrre.

Cominciamo dalla determinazione del prezzo.

Essa avvienne da una contrattazione fatta fra i macellatori e gli allevatori. Frutto di un incontro,  a date determinate, alla borsa merci.

Peccato che se i macellatori non si presentano, o non c’è il numero legale, vale il bollettino vecchio   Ed è esattamente quello che avviene. Adesso per risolvere questa annosa questione è in  corso un commissariamento che tenterà di risolvere il problema

Se i suini poi sono importati, (ad arte), creano un eccedenza che è funzionale  all’abbassamneto del prezzo contrattato.

Il tutto si inserisce in un gioco perverso che basa tutto sul fattore tempo.

La macellazione dell’animale deve rientrare nei seguenti parametri. Non deve avere meno di  6 mesi, e non deve pesare meno di 170 kg e non più di  180 kg

Questi sono parametri richiesti dal “Consorzio di tutela di Parma”relativo a tutto quello che concerne la carne suina e che peraltro impone anche tabelle  alimentari ben definite e vieta l’uso di sottoprodotti.

Tutto quello che non è in range,  subisce clamorosi crolli dei prezzi che in molti casi non arrivano a pagare le spese

Quindi è sufficiente che i macellatori , ormai diventati cartello, adducendo problemi di eccedenza ,non macellino per una settimana e di colpo gli animali superano i parametri. Bel giochino no?  

Si aggiunga che, dato che fuori dall’Italia non esistono vincoli relativi ad alimentazione peso ecc, e sui suini non è richiesta tracciabilità, noi ci ritroviamo ad avere prosciutti di allevamento estero che non hanno la nostra qualità che per il solo fatto di riportare la dicitura “prosciutto stagionato a Parma” possono fregiarsi dell’etichetta Italia.

Con grave danno anche d’immagine, in quanto non hanno le caratteristiche organolettiche e di qualità di un prosciutto italiano.

Da sottolineare come fra l’altro sul prosciutto cotto non esistano vincoli di sorta.

Quindi è molto facile acquistando un prosciutto cotto con la dicitura  prodotto in italia , consumare   cosce di animali di derivazione estera.con aggiunte chimiche non regolamentate

Un ‘ultima osservazione : Quando importiamo derrate alimentari da paesi CEE i controlli sono effettuati nei paesi d’origine , e noi non possiamo verificare  in quanto fa fede quanto dichiarato . Solo in  caso di problemi si può procedere

Parliamo di latte. Quote latte. Quante volte ne abbiamo sentito parlare , ma non abbiamo mai capito altro se non che gli allevatori ne avevano fatto un modo per truffare?

Però cosa c’era alla base ?

Anche per il latte, il nostro Paese è altamente deficitario.

Nonostante questo, anni fa il Governo aveva accettato quote basse di produzione a favore di innalzamento di quote di produzione in altri settori ( si mormorava auto) Le quote latte stabilivano le quantità che si potevano produrre , e tutto quello che era considerato eccedenza veniva pagato con cifre irrisorie che non coprono neanche i costi

Quindi c’è stata una corsa all’accaparramento di quote latte, che  hanno costituito fonte di contrattazione, allo scopo di garantirsi un mercato retribuito della produzione

Naturalmente all’italiana , il solito escamotage è stato subito creato, con la costituzione di particolari cooperative che per legge avevano esenzione dalle quote. E c’è stata altrettanto naturalmente la corsa all’iscrizione alle Cooperative.

Anche con caratteristiche non conformi, che naturalmente costituivano un’elusione truffaldina alle norme. Questo però avallato da forze politiche che millantavano di poter gestire  legalmente la cosa, e che naturalmente hanno attirato torve di disperati e qualche furbetto del quartierino

Il  problema a cui però non si vuol volgere gli occhi , è che una stalla, al di la dei costi proibitivi di messa in funzione , con gente che si era indebitata per  far fronte a normative e mercati, ha una avviamento di circa 15 anni.

E quindi se una stalla chiude, ben difficilmente riaprirà.

Al di là della passione occorrente , della capacità tecnica di conduzione, e dell’impegno  che ne fanno uno dei mestieri meno ambiti  al mondo.

Non dimentichiamo che anche in questo settore, non essendo richiesta tracciabilità, non esistono motivazioni che impediscano l’importazione di latte dalla Germania o dall’Olanda, che sicuramente non fanno bene al nostro mercato, il quale peraltro, proprio in relazione alle normative relative all’allevamento, offre uno standard qualitativo decisamente più alto, anche in termini di sicurezza, rispetto ad altri Paesi

Arrivando addirittura a volte a storture che sfiorano il ridicolo.

Ad esempio per i mangimi animali viene richiesta una tolleranza zero agli standard che solo un prodotto chimico potrebbe dare,perchè in natura mais anche solo coltivati su terreni differenti hanno differenti caratteristiche che potrebbero richiedere tolleranze.
L’assurdo è che le caratteristiche di qualità  vengono controllate dopo che le partite sono  state inviate alla mangimificazione, questo perchè non sarebbe possibile tener ferme merci  che hanno un ciclo produttivo continuativo

Va da se che un controllo a posteriori perde la sua efficacia

Il problema è che queste normative prevedono multe e sanzioni che sono onerosissime ed anche di ordine penale.

Queste normative in Italia sono addirittura più rigide per l’alimentazione animale che non per quella umana

Naturalmente importare animali dall’estero dove queste norme non ci sono, diventa la via più facile.

Non molto diversa la situazione per frutta ed ortaggi dove peraltro il prezzo al produttore viene definito dopo aver già venduto le partite. Un po’ come se voi pagaste le azioni in base a quanto aggio avete maturato nella vendita e solo dopo averle vendute. Con comodo.

Questi dati , credo poco conosciuti, mettono sul tavolo alcune domande.

Uno Stato non dovrebbe in qualche modo con un apparato parallelo costituire  elementi di concorrenza che creino standard  di qualità e prezzi che fungano da parametri per il mercato, in modo da evitare cartelli e storture come quelle descritte? Oltretutto queste strutture statali fornirebbero lavoro ed introiti alla Stato.

Uno Stato non dovrebbe dare priorità all’agricoltura nella contrattazione di quote , soprattutto in ordine alla vocazione del territorio ,alla sua storia ed alla sua riconosciuta leadership sul campo per la qualità del prodotto alimentare  che ne deriva ?
Questo  soprattutto di fronte ad una visione che tenga conto del patrimonio che eventualmente si andrebbe a perdere con l’impossibilità di ricostruirlo

Uno Stato vedendo che  scelte fatte nel passato sono state fallimentari e creano squilibri pericolosi , non dovrebbe far di tutto per riconsiderare e ricontrattare nuove  condizioni?

Uno Stato che abbia poco potere contrattuale non dovrebbe considerare strategie nuove volte all’aumento di questo potere contrattuale?

Ebbene fuor di metafora. Quando parliamo di CDS , di Bce  che compra i nostri BTP ecc. stiamo sentendo il rumore della slavina,ma quando ci accorgeremo che abbiamo consegnato il nostro futuro alimentare in mani altre ,allora ci accorgeremo che la slavina era sotto i nostri piedi.

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.