Le valute emergenti vorticosamente sui Calcinculo

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Nell’arco del 2010 gli investimenti in obbligazioni di Paesi emergenti, espresse in valute locali, sono state di gran voga raccogliendo ingenti masse di capitali, masse record che hanno premiato chi ha fatto questa scelta di investimento in anticipo, valutando fin dal dicembre 2009 cosa fare, ed iniziando a trarre qualche conclusione nel Luglio 2010.
Con l’inizio del 2011 le valute emergenti hanno iniziato un percorso di svalutazione anche forte, in alcuni casi.
Il dollaro neozelandese, anche se più che emergente è una moneta marginale, ha avuto un crollo dopo il terremoto (dimostrando peraltro che la teoria che lo yen si sarebbe rivalutato per il rientro dei capitali a scopo ricostruzione dopo lo tsunami sia una bufala clamorosa).
Il Real brasiliano e le valute asiatiche, più o meno fortemente legate all’andamento del dollaro, si sono ritrovate sorprendentemente deboli soprattutto contro l’euro, proviamo a vedere cosa è capitato e ad immaginare sottotraccia cosa sta succedendo.
Tutto comincia… a Washington, qualche mese fa ormai.
Per dare massicce dosi di ossigeno al sistema bancario, gravemente ammalato, la Federal Reserve ha avviato da tempo una attività ininterrotta di Quantitative Easing: stampare denaro per reflazionare gli asset, gonfiando i valori nei bilanci bancari allo scopo di “risanarli” e mettere fine alla esigenza di ridurre la leva vendendo asset.
Il Quantitative Easing è iniziato nel Marzo 2009, ma ci sono conseguenze che ci mettono tempo a maturare: il continuo aumento della massa di dollari ha dapprima svalutato il dollaro e fatto crescere il prezzo di tutti i beni reali “non stampabili”; che tutto questo avrebbe coinvolto il mercato valutario era palese fin dal 2009, come certi post dimostrano. L’aumento delle commodities ha generato lentamente ma progressivamente livelli di inflazione sempre più elevati, in particolare nei Paesi Emergenti dove cibo e energia pesano di più in proporzione alla spesa complessiva rispetto ai panieri tipici occidentali.
Il passo successivo di questa concatenazione di eventi, quello che stiamo vivendo in questo periodo, è la azione di lotta all’inflazione da parte delle Banche Centrali dei Paesi Emergenti attraverso l’utilizzo di politiche monetarie restrittive, per frenare la crescita economica, certamente compartecipe nel generare inflazione.
L’azione ha funzionato: le prospettive di crescita economica dei Paesi Emergenti sono effettivamente scese, facendo scendere le loro borse e -eccoci- le loro monete.
Ma… la concatenazione di eventi non si è ancora conclusa: le dinamiche demografiche di quei Paesi non consentono di colpire troppo la crescita economica. Per essere socialmente sostenibili e creare posti di lavoro in quantità sufficiente, la crescita dei PIL non può ridursi ulteriormente, se non di poco. Dunque non resterà loro che rassegnarsi a fare quello che Washington chiede da tanto, tanto tempo: rivalutare le loro monete.
L’inflazione dovuta all’importazione di commodities si ridurrà, evidentemente, perché una moneta rivalutata compra più beni con meno capitale, ma una parte della competitività strutturale di quelle economie verrà meno, a vantaggio delle economie occidentali attualmente tanto in affanno.

Mettendo insieme questo ragionamento a quanto recentemente abbiamo detto sulle conseguenze del prezzo del petrolio, quali bond e quale equity privilegereste?

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About bimboalieno

Operatore finanziario professionale dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Si può scoprire dell'altro cliccando qui. Oggi é responsabile di un centro di Private Banking. Professional financial trader since 1998; he has worked with several Italian and foreign banks. You can learn more here. Bimboalieno is currently in charge of a Private Banking centre.